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Cronaca

Spari a un bus a Torrevecchia, una tensione che non si spegne

Da anni, nel quadrante nord-ovest di Roma le radici criminali di clan storici e nuove bande

di Dave Hill Cirio -


Gli spari contro un bus Atac nella serata di ieri, a Torrevecchia, nel quadrante nord-ovest di Roma, non sono un episodio isolato ma l’ennesimo segnale di una tensione criminale che da anni attraversa alcune aree popolari fino a Primavalle.

Un colpo d’arma da fuoco ha centrato un finestrino del mezzo in transito, senza provocare feriti. L’impatto simbolico e sociale dell’accaduto resta altissimo. Colpire il trasporto pubblico significa colpire la quotidianità di un quartiere già segnato da degrado, paura e conflitti latenti.

L’episodio, in un contesto urbano fragile. Atti intimidatori, vandalismi e violenze improvvise si ripetono con una frequenza che richiede la presenza intensificata sul territorio da parte delle forze dell’ordine.

Il “Bronx” di Torrevecchia e i lotti popolari sotto pressione

Alcune aree di edilizia popolare tra via Berti, Torrevecchia e il confine con Primavalle, da anni chiamate “Bronx”. Un’etichetta che fotografa concentrazione abitativa, marginalità sociale e controllo incerto dello spazio urbano. Qui, nel tempo, operazioni antidroga, arresti per spaccio, sequestri di armi e indagini su bande giovanili capaci di passare rapidamente dalla microcriminalità alla violenza estrema.

Nel 2025, blitz per smantellare piazze di spaccio gestite anche da giovanissimi, con episodi che hanno incluso sequestri di persona, pestaggi punitivi e torture legate ai debiti di droga. Un livello di brutalità che ha segnato una escalation rispetto agli anni precedenti e che ha contribuito ad alzare la soglia di allarme.

Clan storici e radici criminali nel quadrante nord-ovest di Roma

Il quadrante Primavalle-Torrevecchia-Montespaccato non nasce come terra neutra. Qui hanno operato e messo radici nel tempo gruppi criminali strutturati, anche se oggi gli assetti risultano frammentati. Il riferimento principale, il clan Gambacurta, storicamente radicato tra Primavalle e Montespaccato. Già riconosciuto in via definitiva dalla magistratura come associazione mafiosa.

Le sentenze hanno ricostruito un sistema fondato su traffico di stupefacenti, estorsioni, usura, controllo del territorio e intestazioni fittizie di beni, con condanne che nel 2021 hanno superato complessivamente i 370 anni di carcere per 44 imputati.

Al vertice del gruppo, Franco Gambacurta, detto “zio Franco”, indicato come capo storico del sodalizio, affiancato da familiari e sodali con ruoli operativi e finanziari. Inchieste che hanno certificato come l’area nord-ovest della Capitale fosse diventata, negli anni, una base stabile per traffici illeciti di ampio respiro.

Dopo i maxi-arresti

Dopo i maxi-arresti, un territorio non tornato immune. Al contrario, la caduta dei vertici ha prodotto una frammentazione, con gruppi emergenti e reti di spaccio meno strutturate ma più imprevedibili. In questo vuoto, inseriti anche soggetti legati a organizzazioni camorristiche campane, come dimostrano le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia. Negli ultimi anni, colpiti clan operanti a Roma con ramificazioni nei quartieri periferici, comprese zone del nord-ovest.

Controlli “alto impatto” e allarme sicurezza urbana

Dopo l’episodio del bus Atac, la Questura ha rafforzato i servizi di controllo ad “alto impatto”, con pattugliamenti straordinari, posti di blocco e verifiche mirate nelle aree più sensibili. L’obiettivo dichiarato, la prevenzione di atti dimostrativi e intimidatori, sparatorie, attentati con ordigni artigianali e aggressioni ai danni di beni pubblici.

Negli ultimi mesi, tra Primavalle e Torrevecchia, le forze dell’ordine hanno sequestrato ingenti quantitativi di droga, armi clandestine e munizioni, confermando che la disponibilità di mezzi offensivi resta un problema concreto e diffuso.

Gli spari al bus, cartina di tornasole del quartiere

Gli spari contro il bus Atac non sembrano il gesto casuale di un vandalo isolato. Si collocano piuttosto dentro una zona grigia fatta di tensioni, rivalità e affermazione violenta del controllo simbolico del territorio. Colpire un mezzo pubblico significa mostrare forza, generare paura, misurare la reazione dello Stato.

A Torrevecchia oggi una condizione di insicurezza percepita e reale, alimentata da una storia criminale ingombrante, da nuove generazioni senza riferimenti e da una pressione sociale che rende ogni episodio violento un moltiplicatore di allarme.


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