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Editoriale

Legge elettorale e voto anticipato

di Adolfo Spezzaferro -


La politica italiana ha una regola non scritta: quando cambia la legge elettorale, poco dopo si cambia anche il Parlamento. A guardare bene il rush della maggioranza in aula per approvare il prima possibile il cosiddetto Stabilicum, si potrebbe pensare che il voto anticipato sia uno scenario più che plausibile. Anzi, tra i corridoi del Palazzo già circola una data precisa: 11 aprile 2027.

Nessuna conferma, sia chiaro. Anzi, probabilmente ci saranno smentite. Quel che non si discute è che il governo di centrodestra punta alla stabilità, con grande responsabilità, per l’interesse nazionale. Giustamente però uno potrebbe obiettare: ma perché votare prima della fine naturale della legislatura? Non c’è una crisi di governo, i numeri della maggioranza sono solidi, l’opposizione annaspa. Certo, c’è anche la questione dei vitalizi.

Per maturare il diritto servono quattro anni, sei mesi e un giorno di legislatura. Una di quelle rare circostanze in cui maggioranza e opposizione potrebbero riscoprire una comunione d’intenti. In tal senso, aprile 2027 diventa il compromesso perfetto tra convenienza e ragion di Stato, diciamo. Nel frattempo si ripete il solito copione della sinistra: la nuova legge elettorale – dice l’opposizione – vuole introdurre per vie traverse il premierato, punta a favorire la Meloni e la sua maggioranza, è un abominio antidemocratico e giù di lì con le solite menate.

In mezzo poi ci sono pure i calcoli sulle amministrative, l’idea di separare il voto delle grandi città da quello nazionale, le riforme ancora da chiudere, dal nucleare all’Autonomia differenziata. Ma un dato politico è certo: il governo vuole un dispositivo elettorale che garantisca la stabilità, che permetta a chi vince le elezioni di poter governare, per il bene del Paese. E questo a prescindere da chi avrà la meglio nelle urne. In ogni caso, lo ricordiamo, per votare bisogna sciogliere le Camere settanta giorni prima.

La data dell’11 aprile 2027 è stata indicata per primo da Libero, quotidiano dell’area di centrodestra, poi l’agenzia Bloomberg si è spinta ben oltre, ipotizzando che ci sarebbe stata un’interlocuzione tra la premier Meloni e il presidente Mattarella sul voto anticipato. Ma ancora è tutto da vedere (e comunque da dimostrare).

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