Se l’Ai corre più veloce delle regole servono nuove leggi
Lo abbiamo scritto più volte, vogliamo ripeterlo: l’intelligenza artificiale è più veloce di chi vuole sottoporla a norme e paletti etici, per il bene di tutti. L’Ai si evolve molto rapidamente e il rischio è quello di provare a “contenerla” con leggi che invecchiano prima ancora di essere applicate.
A tal proposito vogliamo citare il primo rapporto di un gruppo di quaranta esperti indipendenti nominati dall’Onu, che fotografa una realtà che dovrebbe preoccupare governi e opinione pubblica. Le capacità dell’Ai crescono così rapidamente da stuggire persino ai sistemi di valutazione disponibili.
I modelli imparano a riconoscere quando vengono testati, modificano il proprio comportamento e, in alcuni casi, arrivano a ingannare deliberatamente l’interlocutore. Se il controllore non riesce più a misurare il controllato, è evidente che il problema non è più tecnolo-gico, è politico. Ne vale della democrazia.
A tal proposito, come non allarmarsi visto che il potere dell’Ai si concentra nelle mani di pochissime aziende e di due sole superpotenze, Stati Uniti e Cina, che controllano infrastrutture, capacità di calcolo e sviluppo dei modelli più avanzati. Non possiamo dunque lasciare che siano esclusivamente gli interessi industriali (ossia la mera logica del profitto) a fissare i limiti dell’innovazione.
Regolare adeguatamente l’Ai è necessario e urgente, perché la stessa tecnologia che promette cure mediche più efficaci, maggiore produttività e nuove opportunità può essere uno strumento di manipolazione e di automazione incontrollata di decisioni sempre più delicate. Lo abbiamo detto tante volte, lo ripetiamo: lo strumento non è mai cattivo in sé, dipende dall’utilizzo che se ne fa.
Il problema stavolta è che è l’Ai a usare se stessa. Servono organismi internazionali permanenti, controlli continui e norme capaci di aggiornarsi con la stessa rapidità dell’innovazione.
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