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Esteri

Starbucks taglia altri 300 posti di lavoro negli Usa

Il piano “Back to Starbucks”, con cui i vertici intendono rilanciare l'immagine dell'azienda, suscita molti dubbi

di Ernesto Ferrante -


Starbucks ha avviato una nuova ondata di licenziamenti negli Stati Uniti, segnale di un processo di ristrutturazione che sta assumendo contorni sempre più preoccupanti per le maestranze. I 300 tagli annunciati si aggiungono ai 61 della settimana precedente. A pagare il tributo sono ancora una volta la sede centrale e il dipartimento tecnologico. A riportarlo è The Seattle Times citando documenti ufficiali depositati presso le autorità statali. La motivazione fornita dall’azienda, “affinare la focalizzazione, dare priorità al lavoro, ridurre la complessità e abbassare i costi”, rientra nella consueta retorica del rigore, ma non basta a spiegare pienamente la portata delle misure adottate.

L’avvento di Niccol e la “cura dimagrante”

Sotto la guida del CEO, Brian Niccol, Starbucks ha adottato una strategia di riduzione dei costi che va ben oltre il semplice efficientamento. Da settembre 2024, quando Niccol ha assunto la guida dell’azienda, la catena ha ridotto drasticamente i livelli dirigenziali, chiuso negozi, smantellato uffici regionali e avviato la cessione di parte del proprio patrimonio immobiliare. Il ridimensionamento del personale di supporto alla rete retail, un segmento essenziale per il coordinamento operativo, rappresenta un passo verso una trasformazione che sta ridisegnando l’intera architettura interna del gruppo. I dipendenti non coinvolti nei tagli verranno spostati al lavoro da remoto. Un ulteriore segnale di un alleggerimento studiato a tavolino.

Back to Starbucks

Tutto ciò rientra nel cosiddetto “Back to Starbucks”, il piano con cui i vertici intendono rilanciare l’immagine dell’azienda come caffetteria tradizionale, con tempi di attesa più brevi e più personale nei negozi. Ma la coerenza del progetto nel suo complesso appare fragile. Mentre si promette un rafforzamento dell’esperienza in-store, si procede a tagliare proprio quelle funzioni centrali che garantiscono efficienza, innovazione e capacità di gestione di una rete globale complessa. Il rischio appare evidente. Un modello che punta a migliorare il servizio al cliente potrebbe ritrovarsi privo delle infrastrutture necessarie per sostenerlo.

I dati sui licenziamenti

Il 2025 è stato un anno particolarmente duro per i lavoratori: 1.100 licenziamenti a febbraio, di cui 612 nella sede centrale di Sodo, e altri 974 a ottobre nell’ambito di un disegno di ristrutturazione da un miliardo di dollari. Il 2026 sembra destinato a proseguire sulla stessa traiettoria, con un impatto crescente sul capitale umano e sulla capacità aziendali di mantenere standard operativi elevati.

La domanda che emerge è se Starbucks stia davvero costruendo le basi per un rilancio sostenibile o se stia comprimendo unicamente i costi per migliorare i conti nel breve periodo. Perché un marchio che ha costruito la propria forza sulla qualità del servizio e sulla solidità organizzativa rischia di indebolirsi proprio mentre tenta di ritrovare quell’identità che in parte ne ha decretato la popolarità. Secondo diversi analisti, tale strategia potrebbe rivelarsi efficace per un arco di tempo non lungo.


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