Sterminò la famiglia, ancora in fuga Del Grande
Una nuova evasione dopo quella del novembre scorso
Una vecchia foto di Elia Del Grande
Storia di una libertà negata e cercata, la cronaca nera italiana torna a occuparsi prepotentemente di Elia Del Grande, l’uomo che il 7 gennaio 1998 sconvolse la provincia di Varese sterminando la sua famiglia.
Del Grande ancora in fuga
Dopo la clamorosa evasione del novembre 2025 dalla Casa Lavoro di Castelfranco Emilia in provincia di Modena, a soli sei mesi da quel rocambolesco episodio, il 50enne autore della tristemente nota “strage dei fornai” è di nuovo un uomo in fuga.
L’attuale evasione. Del Grande ha approfittato di un permesso premio concesso per le festività pasquali per non fare rientro nella Casa Lavoro di Alba, in Piemonte, dove era stato trasferito dopo la cattura dello scorso novembre.
Le indagini
Questa volta non ci sono state funi rudimentali. Del Grande ha sfruttato la fiducia del sistema trattamentale. Eera uscito con un permesso speciale per Pasqua, ma alla scadenza dell’orario previsto non si è presentato ai cancelli della struttura piemontese.
Le indagini, coordinate dalla Procura e condotte dai Carabinieri e dalla Polizia Penitenziaria, si stanno concentrando nuovamente sul Varesotto, sua terra d’origine e luogo dove fu rintracciato nel novembre scorso, nascosto tra i canneti del lago di Monate).
Gli inquirenti temono che possa aver pianificato una fuga più strutturata, forse puntando ai confini esteri, data la sua passata attitudine a cercare rifugio in Svizzera o a sognare i Caraibi.
La “strage dei fornai”
Il profilo del “killer della strage dei fornai” riemerge dal passato tra ombre psichiatriche e lacune del sistema penitenziario.
Per capire chi sia Del Grande, bisogna tornare a quella gelida notte del ’98 a Cadrezzate. Elia, allora ventiduenne, uccise a colpi di fucile il padre Enea, la madre Alida e il fratello Enrico. La famiglia gestiva una nota forneria locale, da cui il nome giornalistico del delitto.
Il movente? Un mix tossico di abuso di sostanze e contrasti familiari. I genitori si opponevano alla sua relazione con una ragazza conosciuta a Santo Domingo.
Dopo il massacro, tentò la fuga verso la Svizzera ma venne catturato quasi subito. Condannato a 30 anni (dopo un iniziale ergastolo ridotto per semi-infermità mentale), ha scontato 25 anni di carcere prima di tornare formalmente “libero”, ma sotto stretta sorveglianza.
Cos’è la “Casa Lavoro” e la procedura di sicurezza
La Casa Lavoro, un istituto destinato a soggetti considerati “delinquenti abituali, professionali o per tendenza”. Non propriamente un carcere, ma una struttura dove l’internato deve lavorare per favorire il reinserimento sociale.
Finché un magistrato di sorveglianza non ritiene che il soggetto abbia smesso di essere un pericolo per la collettività, la permanenza può essere prorogata.
La scadenza di aprile. Elia Del Grande era stato inizialmente assegnato alla struttura per un periodo di valutazione di sei mesi, con termine previsto per il 13 aprile 2026. Proprio questo imminente riesame e il timore di restare rinchiuso “sine die” potrebbero aver innescato la decisione della fuga.
La sua “difesa”
In più lettere inviate nel corso degli anni ai media, Del Grande ha sempre lamentato il fallimento del suo percorso di reinserimento, sentendosi “perseguitato” dal suo passato.
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