Stop allo scontro sul referendum, prevalga il dialogo
Le cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario si sono trasformate in un terreno di scontro tra magistratura e politica sul referendum. In molti casi, infatti, esponenti della magistratura hanno utilizzato l’occasione per criticare apertamente la riforma della giustizia. Le prese di posizione delle toghe hanno inevitabilmente provocato la reazione dei rappresentanti del governo presenti alle cerimonie. Su tutte quelle del ministro della Giustizia Carlo Nordio e del sottosegretario Alfredo Mantovano, che hanno difeso le ragioni della riforma. Insomma, ancora una volta lo scontro ha prevalso su un dialogo costruttivo, utile soprattutto ai cittadini chiamati alle urne.
Ritornare allo spirito del 1999
Eppure, una strada diversa è possibile. A ricordarlo sono due politici provenienti da mondi decisamente lontani: Marcello Pera, storicamente vicino al centrodestra, e Cesare Salvi, uomo di sinistra ed ex ministro del governo D’Alema. Oggi sono dalla stessa parte, quella del Sì al referendum, ma ricordano come, quando si vuole, è possibile trovare una sintesi. Quantomeno sul fronte del dialogo. Di certo tra i partiti. Lo si è visto, ricordano, con la riforma dell’articolo 111 della Costituzione, che nel 1999 introdusse il principio del “giusto processo” e quello del giudice terzo e imparziale. Allora, nonostante un clima politico tutt’altro che disteso, maggioranza e opposizione trovarono un punto di convergenza su un tema sensibile come quello del processo penale. E proprio nel tentativo di offrire un contributo di merito al dibattito, Pera e Salvi hanno organizzato un dibattito che si terrà domani in Senato dal titolo eloquente: “Dialogo. Le ragioni del sì”.
Lo scontro sul referendum lasci il posto al dialogo
Un’iniziativa per incentivare un confronto che sia finalmente costruttivo. “Con un po’ di buona volontà si sarebbe potuto anche stavolta trovare una soluzione condivisa”, ha spiegato Salvi, ricordando che “il garantismo non è né di destra né di sinistra”. Il nodo centrale, sottolinea oggi, è uno solo: la riforma tutela o no “l’autonomia e l’indipendenza dal potere politico sia del giudice che del pubblico ministero?”. La riforma ribadisce questi principi, quindi, aggiunge, “chi dice il contrario o non ha letto il testo o dice una cosa non vera”. Sulla stessa linea Marcello Pera, che richiama anche alla coerenza tra processo accusatorio e separazione delle carriere. Senza quest’ultima, spiega, la terzietà del giudice resta una contraddizione. Ma l’importante è non proseguire sulla strada dello scontro frontale, perché chiosa Pera “la discussione sul referendum ha preso una brutta piega”.
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