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Esteri

Stop della Corte Suprema degli Stati Uniti al silenzio delle scuole sulla transizione di genere degli alunni

di Cinzia Rolli -


La Corte Suprema degli Stati Uniti si è pronunciata contro la politica californiana che impediva alle scuole di informare i genitori della transizione di genere dei figli.

La California infatti chiedeva agli insegnanti e al personale scolastico di facilitare l’affermazione di genere dei bambini senza avvisare i genitori, ciò al fine di semplificare il processo. Si volevano evitare outing forzati che potevano esporre gli studenti ad abusi emotivi in contesti familiari poco accoglienti.
Il caso è partito da due insegnanti californiani, Elizabeth Mirabelli e Lori Ann West, che si erano rifiutate per motivi religiosi di seguire le direttive dello Stato che imponevano di nascondere i percorsi di adeguamento tra identità fisica e psichica degli alunni ai genitori.

Le docenti hanno sostenuto che occultare informazioni critiche ai genitori e utilizzare pronomi non corrispondenti al sesso biologico violasse i loro profondi convincimenti religiosi: la verità è un dovere e la distinzione dei sessi ha origine divina.
Sul punto la Corte ha rilevato che le politiche californiane non erano “neutre” né “generalmente applicabili”, poiché prendevano di mira in modo specifico le comunicazioni relative all’identità di genere, imponendo un onere eccessivo alle persone con diverse opinioni.

E con una sentenza storica la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rimosso il blocco imposto dalla Corte d’Appello del 9° Circuito, ripristinando un’ingiunzione permanente che vieta alla California di applicare le sue politiche di segretezza sul cambio di genere degli studenti.
I burocrati non possono più facilitare segretamente la transizione di genere di un bambino escludendo i genitori. La California ha costruito un muro di segretezza tra figure parentali e figli e la Corte Suprema l’ha semplicemente abbattuto. Questa sentenza rivoluzionaria proteggerà i diritti dei nuclei familiari di crescere i propri discendenti come ritengono opportuno per gli anni a venire” Queste le dichiarazioni di Peter Breen, vicepresidente esecutivo e responsabile del contenzioso presso la Thomas More Society.

La Corte ha affermato che i genitori hanno il diritto costituzionale, basato sul Primo e Quattordicesimo Emendamento, di essere informati su decisioni fondamentali riguardanti la salute mentale e l’educazione dei propri figli.
La libertà di parola e di religione sono intoccabili.
Mentire o dare false informazioni alle famiglie sulla propria prole sono atti che violano la libertà di espressione.

L’Alta Corte ha stabilito inoltre che lo Stato non può costringere un dipendente a scegliere tra il proprio lavoro e la propria fede, specialmente se la norma non è neutra ma colpisce specificamente il tema del genere sessuale.

“La politica della California di nascondere l’affermazione di genere di un bambino a mamma e papà non è solo incostituzionale ma anche pericolosa. Nessuna scuola dovrebbe mai mettere l’ideologia al di sopra del benessere di un ragazzo o dell’autorità donata da Dio a un genitore. Questa decisione manda un messaggio potente: la Costituzione protegge ancora le famiglie e le scuole californiane non sono superiori alla legge”, ha dichiarato Greg Burt, vicepresidente del California Family Council.

Un altro caso di cui si sono occupati i media è quello dell’Indiana. Un distretto scolastico ha accettato infatti di pagare 650.000 dollari per chiudere una controversia intentata da un insegnante di musica. I funzionari della scuola dove prestava servizio avevano costretto il docente a dimettersi per aver rifiutato di rivolgersi agli studenti con termini incompatibili con il loro sesso, in violazione delle sue convinzioni religiose.

Insomma sul piatto diritti e tematiche morali di estrema rilevanza che hanno richiesto l’intervento del Massimo Tribunale con tutta la sua autorevolezza. Sicuramente questa decisione non segnerà la fine degli argomenti esposti ma rappresenta certamente il tentativo di porre dei punti fermi e mettere ordine in una materia non facile da gestire.


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