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Esteri

ONU, Waltz conferma il taglio al bilancio: meno sprechi per un ritorno alle origini

di Cinzia Rolli -

Ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite Mike Waltz


Il taglio al bilancio dell’ONU annunciato da Waltz

L’ambasciatore USA all’ONU Mike Waltz e l’ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite per la gestione e la riforma Jeffrey Bartos, hanno dichiarato di aver contribuito a ridurre l’intero bilancio dell’ONU di 570 milioni di dollari.

La quota americana dei risparmi totali derivanti dai tagli ammonta a circa 126 milioni di dollari.

Si tratta di un evento senza precedenti, tagli al bilancio di questo tipo non ci sono mai stati dalla fondazione dell’organizzazione, una riduzione di circa il 15,2 % rispetto all’anno precedente. Questo nell’ottica della politica trumpiana che vuole riportare l’organo internazionale alle sue origini e renderlo efficiente per lo scopo per il quale è nato: prevenire e fermare le guerre. 

Il “metodo DOGE” e la riforma della burocrazia ONU

In un post su X Waltz ha affermato: “Stiamo applicando il metodo DOGE all’ONU” per eliminare sprechi, elogiando la leadership americana nel guidare l’adozione del nuovo bilancio. 

Per metodo DOGE egli intende l’applicazione dei principi di efficienza radicale promossi dal Department of Government Efficiency (DOGE), guidato da Elon Musk e Vivek Ramaswamy, alla struttura burocratica delle Nazioni Unite. 

L’Ambasciatore alle Nazioni Unite ha descritto il taglio come un modo per rendere l’istituzione “più piccola, meno duplicativa, più efficiente e per tagliare il grasso”.

Jeffrey Bartos ha sottolineato che per decenni gli Stati Uniti hanno firmato “assegni in bianco” senza pretendere responsabilità, ma che ora ogni dollaro sarà vincolato a risultati misurabili. Ogni biglietto verde dei contribuenti americani va utilizzato con saggezza per l’ottenimento di un risultato.

Waltz ha inoltre spiegato e sottolineato che l’America non vuole uscire fuori dal mondo ma diventare piuttosto un donatore selettivo. 

Riduzione del personale e rifocalizzazione delle missioni

Le misure includono l’eliminazione di circa 2.900 posti burocratici ritenuti non necessari e il rimpatrio di migliaia di peacekeeper, con un risparmio diretto per i contribuenti americani pari a circa 126 milioni di dollari. 

Waltz ha però autorizzato il mantenimento dei fondi per missioni considerate vitali per la sicurezza nazionale, come l’UNIFIL in Libano e la missione ad Haiti. 

I finanziamenti all’agenzia per i rifugiati palestinesi sono stati invece azzerati in modo permanente.

Si sta inoltre lavorando ad  un piano per tagliare circa il 19% dei posti di lavoro presso il Segretariato delle Nazioni Unite, puntando a ridurre la burocrazia a New York e Ginevra.

L’Ambasciatore americano ha criticato l’espansione delle funzioni ONU in settori non di sua spettanza, per esempio il finanziamento di iniziative sul clima e il genere.

Per non parlare dei costi, definiti “scioccanti” da Bartos, per le spese di organizzazioni di conferenze e piani di indennizzo e pensioni per ex dipendenti. 

ONU tra rilevanza strategica e competizione globale

Nonostante i tagli, però, l’ambasciatore americano presso le Nazioni Unite ha difeso la rilevanza dell’ONU come luogo di dialogo necessario per gestire crisi (come ad Haiti o Gaza) senza l’impiego di truppe americane, e come spazio cruciale per la competizione strategica con la Cina. 

Il Presidente americano durante l’assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il 23 settembre 2025 aveva già dichiarato: “L’ONU ha un potenziale enorme, ma non si avvicina nemmeno lontanamente a realizzarlo”.

Gli Stati Uniti sono storicamente e rimangono il maggiore contribuente finanziario al sistema delle Nazioni Unite, sin dalla sua fondazione nel 1945. Versano il 22% del budget totale. La Cina è al secondo posto. L’Italia si conferma in settimana posizione.

Gli Stati Uniti hanno deciso quindi di considerare e trattare l’ONU non come un ente a finanziamento garantito, ma come un’organizzazione soggetta a revisione aziendale.

Uscita dall’OMS e conseguenze per il sistema ONU

Proprio in queste ore è diventata ufficiale l’uscita dell’America dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Questa decisione comporta la perdita immediata di centinaia di milioni di dollari di contributi obbligatori e volontari, aggravando il buco di bilancio dell’intero sistema ONU. 

La Cina potrebbe approfittare del vuoto lasciato dagli Stati Uniti  per aumentare il proprio peso politico anche se per ora non ha dichiarato di voler coprire i buchi finanziari  prodotti dall’America. 

L’ONU si è dichiara profondamente preoccupata per  la tenuta operativa dell’organizzazione. Pace e sicurezza globale, per l’Organizzazione internazionale, sono in pericolo. 

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