Tangenziale Napoli Smart Road: basterà per eliminare le code?
Il Mezzogiorno piazza una bandierina sull'innovazione, ottenendo dal Mit il riconoscimento di conformità. Ma...
Il quartiere Vomero con il raccordo della tangenziale visti dalla collina dei Camaldoli luogo più alto della città di Napoli
Smart Road in Italia: la Tangenziale di Napoli è la prima certificata, ma l’algoritmo basterà a sbloccare il traffico?
Napoli diventa il laboratorio della mobilità del futuro
Tra sensori V2I e monitoraggio meteo, la Tangenziale è la prima Smart Road certificata dal Mit. Resta però un dubbio: può una strada “intelligente” guarire un collo di bottiglia cronico?
Mentre il Paese discute di ritardi infrastrutturali, il Mezzogiorno piazza una bandierina sull’innovazione, ottenendo dal Mit il riconoscimento di conformità. Un primato che trasforma 22 chilometri di asfalto urbano percorso ogni giorno da almeno 230mila veicoli in un ecosistema digitale avanzato.
Non si tratta solo di asfalto e tutor
La certificazione ufficiale si basa su tre pilastri tecnologici che mirano a superare la gestione reattiva delle emergenze per passare a una mobilità proattiva. Una rete di 217 telecamere intelligenti e 15 portali di rilevamento inviano dati in tempo reale alla piattaforma C-ITS di Movyon, che elabora algoritmi per prevenire la formazione di code. Lungo la tratta sono operative 8 centraline meteorologiche capaci di rilevare lo stato della pavimentazione e i livelli delle acque, allertando i gestori in caso di rischio frane o alluvioni. Grazie a 40 antenne con tecnologia 5G e cellular V2X, la strada “parla” ai veicoli.
Ad oggi, le prime decine di mezzi connessi riceverebbero direttamente sul cruscotto avvisi su cantieri, incidenti e la velocità ottimale per evitare ingorghi. Nonostante il primato tecnologico, la sfida più dura resta quella fisica.
La Tangenziale di Napoli è nota per essere un intasato collo di bottiglia quotidiano
Può un software risolvere una saturazione dovuta all’eccessivo numero di veicoli in uno spazio limitato? La scommessa, nella gestione dinamica. Durante i test nel tratto Vomero-Fuorigrotta, un veicolo a guida autonoma ha adattato la propria andatura in base ai suggerimenti dell’infrastruttura. L’idea è che se tutti i veicoli seguissero il “ritmo” suggerito dall’algoritmo, la “fisarmonica” che genera le code verrebbe drasticamente ridotta. Tuttavia, finché la flotta di veicoli connessi rimarrà una minoranza, la “strada intelligente” rischia di essere un’eccellenza digitale bloccata in un ingorgo analogico.
Napoli è la prima certificata, ma non è l’unica a muoversi
Il piano nazionale è ambizioso e vede Anas e Autostrade per l’Italia in prima linea. L’obiettivo, digitalizzare oltre 3mila km di strade entro il 2032, con un investimento complessivo di circa 1 miliardo di euro. Oltre alla Tangenziale di Napoli, la sperimentazione è partita da Cortina (SS51 Alemagna) in occasione dei Mondiali di sci 2021. Altri tratti in fase di trasformazione includono il Grande Raccordo Anulare di Roma (A90), la A2 Autostrada del Mediterraneo e la E45-E55 Orte-Mestre. Anas sta pure implementando le “Green Island”, aree ogni 30 km dedicate alla produzione di energia rinnovabile e al recharge dei droni per il monitoraggio dall’alto.
La digitalizzazione della Tangenziale di Napoli è un segnale forte: la tecnologia non è più un accessorio, ma un componente strutturale della sicurezza. Se l’algoritmo riuscirà davvero a fluidificare il traffico partenopeo, Napoli avrà fornito al resto d’Italia il modello definitivo per risolvere le crisi delle grandi arterie urbane. Per ora, la Smart Road è una promessa di efficienza che deve fare i conti con la realtà di migliaia di pendolari che ogni mattina cercano, semplicemente, di non restare fermi.
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