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Ambiente

Tempesta solare febbraio 2026: cosa sta succedendo davvero e perché non c’è allarme

di Andrea Scarso -


Negli ultimi giorni si è parlato molto di una possibile tempesta solare in arrivo a febbraio 2026, alimentando timori su blackout, satelliti fuori uso e internet a rischio. Tutto nasce da una serie di brillamenti solari estremamente potenti osservati dalla NASA tra l’1 e il 2 febbraio. Ma cosa sta realmente accadendo? E soprattutto: dobbiamo preoccuparci?

La risposta, almeno per ora, è no. I dati disponibili indicano un fenomeno reale ma di intensità limitata per la Terra, lontano dagli scenari più catastrofici circolati online.

Quattro brillamenti record sul Sole

Tra il 1° e il 2 febbraio il Sole ha mostrato un’attività fuori dal comune. I telescopi spaziali hanno registrato quattro brillamenti solari di classe X, la categoria più energetica in assoluto. Uno di questi, classificato come X8.1, è stato il più intenso degli ultimi anni.

I brillamenti sono vere e proprie “esplosioni” di radiazione elettromagnetica che si originano nelle regioni più instabili del campo magnetico solare, spesso in corrispondenza delle macchie solari. Durano da pochi minuti a qualche ora e sprigionano enormi quantità di energia.

Nel caso specifico, il flash di raggi X e ultravioletti ha raggiunto la Terra in circa sette minuti, causando un temporaneo blackout delle comunicazioni radio a onde corte su parte del Pacifico e delle Americhe. Un effetto rapido, già concluso e senza conseguenze durature.

Brillamento non significa tempesta solare

Qui entra in gioco l’equivoco principale. Un brillamento solare non è automaticamente una tempesta solare.

Perché si verifichi una tempesta geomagnetica serve un altro ingrediente: l’espulsione di massa coronale (CME), una gigantesca nube di plasma e campi magnetici che viaggia nello spazio molto più lentamente rispetto alla radiazione luminosa.

Non tutti i brillamenti generano una CME e, soprattutto, non tutte le CME sono dirette verso la Terra. In questo caso, l’espulsione associata all’evento X8.1 è stata confermata, ma la sua traiettoria risulta decentrata rispetto alla linea Sole-Terra.

In altre parole: il nostro pianeta verrà colpito, se va bene, solo “di striscio”.

Cosa aspettarsi nelle prossime ore

Secondo le previsioni ufficiali di meteorologia spaziale, tra il 4 e il 5 febbraio potrebbe verificarsi una tempesta geomagnetica di classe G1, con brevi e isolati passaggi a G2.

Per avere un riferimento:

  • la scala geomagnetica va da G1 (minore) a G5 (estrema);
  • una tempesta G1 è un evento piuttosto comune durante il massimo del ciclo solare.

Gli effetti attesi sono modesti:

  • lievi fluttuazioni nelle reti elettriche (senza impatti operativi);
  • possibili disturbi minori per alcuni satelliti in orbita bassa;
  • aurore boreali visibili solo alle alte latitudini, come Canada e Scandinavia.

Nessun rischio concreto per internet, GPS o infrastrutture critiche.

Il timore del “Cannibal CME” (che al momento non c’è)

Alcuni osservatori hanno ipotizzato uno scenario più severo legato al cosiddetto “Cannibal CME”, un fenomeno in cui un’espulsione veloce raggiunge e ingloba una precedente, aumentando la potenza dell’impatto.

Al momento, però, i dati non supportano questa ipotesi. La velocità stimata della nube di plasma (circa 330 km/s) e la densità del vento solare risultano compatibili con una perturbazione debole o moderata.

In sintesi

La tempesta solare prevista per febbraio 2026 è reale, ma non è un evento estremo. I brillamenti osservati sono stati eccezionali dal punto di vista scientifico, ma l’impatto sulla Terra resta contenuto e ampiamente gestibile.

Il Sole sta entrando in una fase di massima attività del suo ciclo naturale: episodi come questo attirano attenzione, e spesso allarmismo, ma rientrano nella normale dinamica della nostra stella.

Per ora, più che preoccuparsi, c’è solo da tenere d’occhio il cielo. E, magari, sperare in qualche aurora in più nei cieli del Nord.

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