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Troppo “liberal”? Gillian Tett, la donna che vede le crisi prima dei banchieri

Mentre i "palazzi" la ignorano bollandola come troppo progressista, l'antropologa prestata alla finanza scoperchia il vaso di Pandora del credito ombra. Tra guerra in Iran e aziende che "sibilano", ecco perché il suo sguardo fuori dagli schemi può essere una bussola per le nostre imprese

di Angelo Vitale -

Gillian Tett parla a Davos ai grandi della finanza mondiale


Gillian Tett, l’antropologa che sussurra ai mercati. Di fronte a un sistema finanziario sempre più opaco, l’ex “Cassandra” del Financial Times avverte: la prossima crisi non sarà un’esplosione, ma un lento soffocamento. E le nostre imprese sono in prima linea.

Chi è Gillian Tett

Mentre i telegiornali italiani aprono sulle oscillazioni dello spread o sull’ultimo decreto che divide i fronti politici, a Londra e New York una donna osserva i mercati con gli occhi di chi ha studiato le tribù del Tibet. Si chiama Gillian Tett, è una delle colonne del Financial Times e il rettore del King’s College di Cambridge. Una delle pochissime persone al mondo a prevedere, con anni di anticipo, il crack globale del 2008.

Quello che dice ci riguarda molto più di quanto i nostri talk show lascino intendere.

La teoria del “silos”: perché siamo ciechi

Il segreto della Tett non negli algoritmi, ma nell’antropologia. La sua tesi, semplice quanto inquietante: le grandi crisi avvengono perché viviamo in “silos”. Gli esperti di banca non parlano con gli esperti di geopolitica. E chi decide le leggi non sa cosa succede nelle tesorerie delle aziende.

Da noi, questo “effetto silos” ai massimi livelli. Abbiamo un racconto pubblico fermo alle banche tradizionali, con un’ampia fetta della nostra economia reale – dalle eccellenze del manifatturiero al settore immobiliare – già scivolata nel mondo delle “banche ombra”, nello shadow banking. Fondi privati, spesso esteri, che prestano soldi dove le banche italiane, ingessate dalle regole europee, non arrivano più.

Il pregiudizio ideologico: perché la si ignora?

C’è però un motivo più profondo per cui la voce della Tett fatica a bucare lo schermo nei Paesi europei a trazione conservatrice. Spesso etichettata come “troppo progressista” o “liberal”, la sua visione sconta un pregiudizio politico. In un panorama dove la destra economica tende a enfatizzare la deregolamentazione come motore di crescita, l’analisi della Tett – che chiede invece più trasparenza e vigilanza sul mondo “ombra” – viene vista con sospetto, quasi fosse un intralcio burocratico al libero mercato.

Eppure, guardare oltre il “palazzo” significa capire che la sua non è una critica ideologica, ma un’analisi del rischio. Liquidare le sue tesi come “sinistra globale”, l’errore di nfondere la bussola con la propaganda.

Il “sibilo” nel motore dell’economia

Gillian Tett non prevede un “attacco cardiaco” del sistema come nel 2008. Usa una metafora diversa: un “sibilo” (hiss, scrive così). Il rumore dell’aria che esce lentamente da un palloncino.

Il credito privato, oggi un gigante silenzioso. Anche da noi molte medie imprese finiscono indebitate con questi fondi a tassi variabili o con clausole complesse. Con la guerra in Iran che spinge il petrolio sopra i 100 dollari e l’inflazione che non molla la presa, un debito che diventa un cappio. Non vedremo fallire una grande banca domani mattina. Vedremo centinaia di aziende italiane “sibilare”, tagliando investimenti e personale perché soffocate da interessi che non riescono più a pagare.

La Cassandra di Cambridge contro il caos geopolitico

Qui, il collegamento con l’attualità più cruda. La Tett vede lo shock geopolitico – l’instabilità in Medio Oriente – come il “fiammifero” lanciato in una stanza piena di vapori di benzina finanziaria.

Mentre la politica si divide su schieramenti ideologici, lei guarda i flussi di capitale che fuggono dal rischio. Con il sistema delle banche ombra in crisi a causa del disordine mondiale, una economia vulnerabile. Non perché le banche siano deboli (anzi, sono più solide di un tempo). Perché il “polmone” che ha finanziato la crescita recente è fuori dal nostro controllo. In uffici di vetro a Londra o New York, potrebbe decidere di chiudere i rubinetti da un momento all’altro.

Perché parlarne oggi?

Per il dovere di guardare oltre il perimetro delle appartenenze. La realtà di Gillian Tett dice che l’economia non è fatta di bandiere, ma di comportamenti sociali e rischi nascosti sotto il tappeto della regolamentazione.

L’Italia – come l’Europa – non è un’isola. Il “sibilo” che la Tett avverte dalle colonne del Financial Times, lo stesso che si sente nelle aree industriali del Nord e nei distretti del Centro. Ignorarlo perché non sventola la bandiera politica “giusta”, il primo passo per trasformare l’avvertimento nella cronaca di un disastro annunciato.


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