Trump attacca i repubblicani infedeli: dal caso Cassidy all’affondo personale contro Fitzpatrick
Gli attacchi interni del Presidente Donald Trump contro i membri dissidenti del Partito Repubblicano stanno provocando una profonda spaccatura interna al Congresso, mettendo a serio rischio l’agenda legislativa dell’amministrazione e allontanando importanti membri della coalizione elettorale.
L’ira del Tycoon è rivolta contro tutti quei repubblicani che non votano sempre in linea con la maggioranza del partito, come ad esempio Thomas Massie e il senatore Rand Paul entrambi del Kentucky e Brian Fitzpatrick della Pennsylvania. Lo stesso dicasi anche per i senatori Bill Cassidy della Louisiana e John Cornyn del Texas.
Ormai la lista delle persone “non gradite” al Presidente americano è cresciuta a tal punto che Trump non può contare più sul sostegno necessario al Congresso per l’approvazione delle leggi.
Attualmente i repubblicani detengono una maggioranza di soli due voti alla Camera e di tre seggi al Senato.
Il partito repubblicano in generale si sente frustrato dal fatto che Trump dedichi il suo tempo a rancori interni piuttosto che concentrarsi sulle possibili strategie per sconfiggere i democratici nelle elezioni di medio termine previste in autunno.
Molti hanno paura di esprimere apertamente questo pensiero, ma non il senatore Thom Tillis.
Il senatore della Carolina del Nord si è infatti fatto portavoce del malcontento dei suoi colleghi e la sua decisione di non ricandidarsi lo ha reso ancora più libero di esprimere le proprie opinioni.
“Il popolo americano vuole le politiche di centro destra che sono state proposte con successo da questo Presidente. Ma queste distrazioni interne sono dannose per il nostro obiettivo di novembre“. Ha dichiarato alla CNN.
Massie ha sostenuto invece che esiste un numero sempre più alto di persone di destra che soffrono di una forma di TDS chiamata sindrome da delusione di Trump ed ha aggiunto:
“Siamo troppo impegnati all’estero con i nostri aiuti e le nostre basi militari. Stiamo spendendo soldi che non abbiamo, e la benzina, gli affitti e i generi alimentari sono così cari che la gente non se li può più permettere. Credo sia pericoloso indulgere in cose come una sala da ballo placcata in oro a Washington DC, mentre gli americani soffrono”.
Un pacchetto di rifinanziamento da 70 miliardi di dollari destinato all’ICE (Immigration and Customs Enforcement) è stato bloccato al Senato dai repubblicani stessi. I parlamentari si rifiutano di votare il provvedimento a causa di norme accessorie pretese da Trump, tra cui fondi pubblici per la sicurezza della sala da ballo della Casa Bianca e un controverso fondo di difesa legale.
Altro tema scottante quello della War Powers Resolution, una legge americana del 1973 nata per bilanciare i poteri di guerra tra la Casa Bianca e il Parlamento.
La legge stabilisce che il Presidente deve avvisare il Congresso entro 48 ore dall’invio di truppe militari. Se entro 60 giorni il Congresso non approva ufficialmente l’operazione o non dichiara guerra, il Presidente è obbligato per legge a ritirare le truppe entro i successivi 30 giorni.
L’amministrazione di Trump ha superato questo limite temporale nel conflitto in corso con l’Iran senza chiedere l’autorizzazione delle Camere, spingendo l’opposizione democratica a presentare continue risoluzioni per forzare il ritiro dei militari.
Alla fine anche Cassidy, senatore repubblicano, si è schierato con la parte avversaria, consentendo alla risoluzione di avanzare in Senato.
Il senatore della Louisiana ha cambiato orientamento al riguardo subito dopo aver perso le primarie del Partito Repubblicano, una competizione in cui Trump aveva sostenuto apertamente la sua sfidante.
Egli ha dichiarato sul tema: “ In Louisiana ho sentito diverse persone, compresi i sostenitori del Presidente Trump, preoccupate per questa guerra. Finché l’amministrazione non fornirà chiarimenti, nessuna autorizzazione o proroga da parte del Congresso potrà essere giustificata”.
La scorsa settimana il Presidente ha scelto di prendere di mira pubblicamente anche il deputato della Pennsylvania Fitzpatrick durante un’interazione con la stampa. L’episodio si è verificato quando una giornalista di Fox News ha rivolto a Trump una domanda sulla politica estera americana. La giornalista, futura moglie di Fitzpatrick, non ha ricevuto una risposta diretta. Il Presidente invece ha domandato alla cronista: “ A suo marito piace votare contro di me? Non so cosa gli prenda. Gli piace votare contro Trump. Sapete cosa succede in questi casi? Non finisce bene.”
Attaccando figure moderate come Fitzpatrick e alienandosi senatori ormai liberi da vincoli elettorali come Cassidy, la Casa Bianca sta mandando un messaggio chiaro: la fedeltà assoluta conta più della logica dei numeri per votare.
Prossimo appuntamento il voto di giugno sulla War Powers Resolution, primo banco di prova di Trump nello scontro tra fedelissimi e dissidenti.
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