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Esteri

Ucraina e Ungheria: il sottile intreccio negoziati ed elezioni

Aleggia una proposta di tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche

di Mauro Trieste -


I colloqui di pace tra Russia e Ucraina sono in una fase di stallo per la priorità per gli Stati Uniti rappresentata dall’Iran. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha detto che è difficile organizzare negoziati in formato trilaterale perché “gli americani hanno molte altre cose di cui occuparsi, se capite cosa intendo”. Peskov ha poi affermato che la presidenza russa non è a conoscenza di una missione ucraina da parte di inviati statunitensi dopo le festività pasquali ortodosse. Ha aggiunto che Mosca e Kiev mantengono “canali di comunicazione separati” con Washington.

La Russia avvisa i Paesi baltici

I russi hanno lanciato un avvertimento agli Stati baltici per la loro decisione di aprire i cieli ai droni ucraini. “Sono stati avvertiti. Se non capiscono, riceveranno una risposta”, ha dichiarato a Ria Novosti la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova. A fine marzo, diversi aeromobili senza pilota hanno sorvolato il territorio estone. Uno, schiantato contro la ciminiera di una centrale elettrica ad Auvere e un altro nel villaggio di Hammaste, a circa 30 chilometri dal confine russo. Tallinn ha negato di aver autorizzato gli ucraini a utilizzare il suo spazio aereo per i sorvoli. Incidenti segnalati di recente anche in Lettonia, Lituania e Finlandia.

La bozza di tregua temporanea messa a punto dall’Ucraina

L’Ucraina ha trasmesso alla Russia, tramite mediatori americani, una proposta di tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche di entrambi i Paesi. “Attualmente, il mercato petrolifero si trova in uno stato fragile a causa della situazione irrisolta intorno all’Iran. I paesi produttori di petrolio, inclusa la Russia, potrebbero ora guadagnare di più. I nostri droni e missili stanno limitando la capacità della Russia di farlo”, ha osservato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ringraziando poi “quei partner che continuano ad applicare pressione tramite sanzioni, il blocco delle petroliere e restrizioni sulla fornitura di equipaggiamenti avanzati alla Russia”.

Kiev-Budapest-Washington

Nella capitale ucraina e a Bruxelles seguono con attenzione quanto sta accadendo in Ungheria. Non è un mistero che Zelensky e i vertici dell’Ue stiano “tifandoper la sconfitta alle urne il 12 aprile del premier Viktor Orban, da tempo critico verso le politiche della presidenza ucraina e dell’Unione europea. Per il primo ministro magiaro spinge invece il presidente statunitense Donald Trump. Politico ha denominato “Operation Save Orban” il viaggio di JD Vance, che ieri è arrivato in visita ufficiale a Budapest, a dimostrazione dell’impegno della Casa Bianca. Ad una settimana dal voto, Fidesz viene dato in svantaggio rispetto al partito di centro destra Tisza, guidato da Peter Magyar.

Il vicepresidente Usa nel corso di una conferenza stampa di fianco al premier ungherese, ha parlato di una “cooperazione morale” volta a difendere la “civiltà occidentale”. “C’è così tanto che unisce gli Stati Uniti e l’Ungheria, e sfortunatamente ci sono state troppo poche persone disposte a difendere i valori della civiltà occidentale. Viktor Orban è la rara eccezione che, sfortunatamente, ha confermato la regola. Questo è uno dei motivi per cui sono qui”, ha spiegato Vance.

Le ingerenze dell’Ue

Denunciate le pressioni esterne sulle elezioni parlamentari: “Ciò che è accaduto in questo Paese, ciò che è accaduto nel bel mezzo di questa campagna elettorale, è uno dei peggiori esempi di interferenza elettorale straniera che io abbia mai visto o di cui abbia mai letto. Sovranità e democrazia riguardano fondamentalmente la scelta del popolo. E parte della ragione per cui siamo qui, per cui il presidente degli Stati Uniti mi ha mandato qui, è perché riteniamo che la quantità di interferenze provenienti dalla burocrazia di Bruxelles sia stata davvero vergognosa”.

I burocrati di Bruxelles hanno cercato di distruggere l’economia dell’Ungheria. Hanno cercato di rendere l’Ungheria meno indipendente dal punto di vista energetico. Hanno cercato di aumentare i costi per i consumatori ungheresi. E lo hanno fatto solo perché odiano questo tizio”, ha proseguito il numero due americano, incoraggiando il popolo ungherese a chiedersi “non chi sia pro o contro l’Europa, non chi sia pro o contro gli Usa, ma chi sia pro voi, pro il popolo ungherese”.

A sostegno di Orban sono schierati anche la premier italiana Giorgia Meloni e il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, finiti nel mirino delle opposizioni per questa scelta di campo. Il centrosinistra sembra preferire acriticamente solo chi è “benedetto” da von der Leyen e soci.


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