Per oggi e domani è previsto il secondo round di negoziati tra le delegazioni russa, ucraina e americana ad Abu Dhabi. L’avvicinamento all’incontro è stato caratterizzato da una pioggia di fuoco della Russia sul territorio ucraino, con oltre 70 missili e 450 droni.
Il meccanismo di sicurezza a più livelli in caso di attacco russo
Il Financial Times, citando fonti informate, ha rivelato alcuni particolari di una proposta discussa da funzionari ucraini, europei e americani, in base alla quale una violazione del cessate il fuoco da parte della Russia riceverebbe la risposta entro un giorno dell’esercito ucraino. Se i combattimenti dovessero continuare, scatterebbe la seconda fase, con l’impiego di forze della “coalizione dei volenterosi”, composta da oltre 20 alleati dell’Ucraina che hanno accettato di fornire garanzie di sicurezza a Kiev. In caso di attacco più ampio, tre giorni dopo la prima infrazione, inizierebbe una reazione militare coordinata da parte di una forza sostenuta dall’Occidente, che coinvolgerebbe anche l’esercito statunitense.
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato il mese scorso, dopo i colloqui a Parigi, che Regno Unito e Francia avrebbero inviato truppe in territorio ucraino, “in caso di un accordo di pace” con i russi.
Rutte a Kiev
L’allarme aereo per un possibile raid russo con missile balistico è suonato durante la visita del Segretario generale della Nato Mark Rutte nella capitale ucraina. Alla Verkhovna Rada, Rutte ha assicurato che l’Alleanza atlantica continua a stare “al fianco dell’Ucraina”. Per porre fine alla “terribile guerra” contro i russi, gli ucraini dovranno fare “scelte difficili”. “Oltre ad avere robuste forze armate – ha aggiunto il numero uno dell’Alleanza atlantica – l’Ucraina ha bisogno di solide garanzie di sicurezza. Gli Stati Uniti, l’Europa e il Canada hanno manifestato la loro disponibilità a fornire le garanzia necessaria affinché “l’Ucraina sia in grado di forgiare una pace con la Russia. I membri della coalizione dei volonterosi hanno fatto progressi incoraggianti su queste garanzie, quando si sono incontrati il mese scorso a Parigi”.
Lo schieramento di truppe in Ucraina
“Alcuni alleati europei – ha spiegato – hanno annunciato che dispiegheranno truppe in Ucraina, dopo che sarà raggiunto un accordo. Truppe a terra, jet nei cieli, navi sul Mar Nero. Gli Stati Uniti saranno la garanzia retrostante; altri hanno promesso di sostenere in altri modi. Le garanzie di sicurezza sono solide. Questo è cruciale, perché sappiamo che arrivare a un accordo per porre fine a questa terribile guerra richiederà scelte difficili”.
La posizione di Zelensky
Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha definito “importante” la visita di Mark Rutte, in una fase “brutale” del conflitto in cui Mosca ha “ancora una volta ignorato gli sforzi da parte americana” per raggiungere la pace. In un post su X, Zelensky ha fornito i numeri del bombardamento sul suo Paese. Sono stati lanciati “28 missili balistici e 43 missili di vario tipo che raggiungono i loro target con una traiettoria balistica che può essere intercettata solo dai sistemi Patriot”. “Ciò significa – ha specificato – che occorrono missili per questi sistemi e che le consegne devono essere tempestive. Ne ho discusso oggi con Mark e spero che saremo in grado di attuare tutto ciò che abbiamo concordato”.
La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen si recherà in Ucraina in occasione del quarto anniversario dell’inizio dell’operazione militare speciale russa, che cade il 24 febbraio. Ad annunciarlo è stata la portavoce capo Paula Pinho, a Bruxelles.
Macron e la Russia
Il presidente francese Emmanuel Macron si sta preparando a riprendere il dialogo con Vladimir Putin. L’inquilino dell’Eliseo ha evidenziato che i preparativi avvengono “in modo trasparente” e in consultazione con il presidente ucraino e gli alleati europei. Pur avendo ribadito che la Francia continua a sostenere l’Ucraina, Macron ha sostenuto che un contatto con il Cremlino è necessario per discutere le garanzie di sicurezza dopo la guerra. Auspicato il ripristino dei canali di discussione da parte degli europei.