Ultima chiamata
Inizia l'escalation Ue-Mosca, e Draghi sfida l'immobilismo di Bruxelles
Ultima chiamata. L’eco wagneriana c’è. Non si scomoda una potenza di fuoco tale, e non solo in termini di immaginario, per nulla. Draghi e loro del Reno. Loro, sì. Inteso come il Gruppo che al grande fiume tedesco deve il nome. È nato il think tank che, attorno all’ex governatore della Bce, vuol dare la scossa alla dormiente Bruxelles. E si è scelto un nome fin troppo evocativo. Un simbolo potente, emblema di ciò che accade all’Europa. Un tempo rigoglioso e forte, oggi il fiume Reno è in secca e l’abbassamento dei livelli dell’acqua stanno contribuendo a paralizzare l’economia tedesca.
Ultima chiamata per Bruxelles
Ultima chiamata. L’eco wagneriana c’è, a prescindere da quella accelerazionista. Non è la solita iniziativa dei ricconi che si scelgono un tipo influente per far lobby. Di sicuro non può essere solo questo se gente come Patrick Collison (Ceo di Stripe dei pagamenti online che vale da sola 135 miliardi), se ne è assunta, in coabitazione con lo stesso Mario Draghi, la presidenza. E non lo sarà, perché a scorgere nomi e curricula dei 57 membri del Rhine Group, si legge una volontà che travalica quella di portare le proprie istanze nel dibattito pubblico. Ci son troppi manager importanti, troppi economisti e professoroni, c’è l’editore di Le Monde e due direttrici di giornali (che poi sarebbero Roula Khalaf per il Financial Times e Zanny Minton per The Economist). Non si mobilitano i capi di Stripe, Klarna, Ion, l’amministratore delegato di Mastercard, non si mettono insieme al presidente del colosso bancario spagnolo di Bbva, al padrone dei supermercati Schwarz in Germania, al capo dell’Antitrust francese e all’amministratore delegato di Morgan Stanley solo per fare una riedizione ancora più esclusiva di un Rotary. Sarebbe bastato un post su X.
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Manca solo Del Vecchio jr
Ci sono tutti, a proposito. Tranne Leonardo Maria Del Vecchio. Eppure, di tempo, l’ex rampollo ne avrebbe avuto dal momento che ieri ha rassegnato le dimissioni da ogni incarico in Essilor-Luxottica, aprendo una polemica clamorosa contro l’ex amico (nonché ad della società) Francesco Milleri. Chissà perché.
Ursula, dove sei?
L’eco wagneriana c’è ed è quella del crepuscolo degli dei. Ursula von der Leyen ne è il volto e il simbolo. Debbono temere, a Bruxelles, più il Gruppo del Reno che dalle torme di sovranisti sparsi in giro per il Vecchio Continente. L’iniziativa appare una reazione a una classe dirigente ferma, svogliata e incapace di far uscire l’Europa dal suo torpore. Anzi, non appare: lo è. Ed è nero su bianco, nel manifesto pubblico. “Delle cinquanta maggiori aziende tecnologiche al mondo, solo quattro sono europee (e stanno tutte dentro la compagnia ndr). In ogni settore tecnologico emergente che plasmerà i prossimi decenni, l’Europa è in difficoltà”.
Il manifesto di Draghi e del Gruppo del Reno
Per essere ancora più chiari: “La posta in gioco è esistenziale. Se la stagnazione continua (con tanti saluti ai negazionisti Bce ndr), il continente perderà progressivamente la capacità di finanziare gli obblighi fondamentali di uno stato moderno: difesa, sanità pubblica, pensioni, istruzione, investimenti per il clima e reti di sicurezza per chi perde il lavoro”. E il primo sistema a saltare sarà quello tedesco. Ieri, giusto per gradire, mentre i sondaggi inchiodavano il gradimento del cancelliere Merz sotto le profondità degli abissi del mare dell’irrilevanzan(2,51 punti, roba da condominio) i lavoratori di Volkswagen hanno pubblicamente sfiduciato il Cda e attaccato (pesantemente) il Ceo Blume accusato di “non dire le cose come stanno”.
Il capitalismo renano è alla frutta?
Ci saranno migliaia di licenziamenti, in Germania. Cadrà, eccome, il modello del capitalismo renano (capito, perché si chiamano così il gruppo di Draghi e soci?) che declinato in varie modalità ha reso grande tutta Europa. “Il declino non è inevitabile, ma è la direzione verso cui ci stiamo dirigendo se non agiamo con urgenza. L’alternativa è fare ciò che l’Europa ha fatto in passato: competere, costruire e crescere di nuovo. Non siamo una potenza di medio livello, ma il secondo mercato più grande del mondo”. Per l’attuale classe politica di Bruxelles, incapace di farsi valere a tutti i livelli, dalle trattative internazionali (vedi i dazi accettati supinamente in Scozia da Trump) fino a quelle con i Paesi membri, è una solenne tirata d’orecchi. Un preludio potente che potrebbe portare, chissà, a un più prosaico avviso di sfratto. Ultima chiamata. Per tutti.
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