Al Sud l’acqua c’è: una “rivoluzione silenziosa”
Una lenta, ma innegabile, inversione di tendenza sul piano della manutenzione e della governance
Il nostro Paese, in questo mese di agosto, smentisce i vecchi cliché e rovescia la mappa delle emergenze: al Sud non c’è quella dell’acqua.
In estate zero emergenza acqua al Sud
I bollettini ufficiali dell’Anbi e di Coldiretti descrivono una situazione ribattezzata dagli esperti come lo “Stivale capovolto”: il Sud è ufficialmente fuori dall’emergenza idrica.
Grazie anche agli intensi cicloni mediterranei dei primi mesi dell’anno, tra i quali la tempesta Harry, gli invasi di Sicilia (+65%), Puglia (+60%) e Basilicata (+59%) registrano un netto e spettacolare recupero di riserve rispetto al 2025.
Scongiurati i razionamenti strutturali estivi, per le campagne e le città del Mezzogiorno si apre una stagione di serenità.
Ma questa buona notizia è merito soltanto della generosità del cielo o sotto la superficie sta finalmente cambiando qualcosa nella gestione?
La gestione che comincia a cambiare
La risposta, nel delicato equilibrio tra eventi meteorologici eccezionali e una lenta, ma innegabile, inversione di tendenza sul piano della manutenzione e della governance.
Se da un lato l’acqua è arrivata in abbondanza con le piogge, dall’altro la macchina istituzionale e tecnica ha iniziato a muovere i suoi primi passi strutturali.
Sul fronte della gestione spicca il superamento dello storico stallo dell’Eipli, con la transizione dopo 80 anni verso la nuova società Acque del Sud Spa, concepita per dare stabilità industriale e velocità d’azione alle grandi reti di adduzione.
In parallelo, il flusso di investimenti del Pnrr sta lasciando il segno: per esempio il bando Sfniissi, chiamato anche Fondo Idrico, da 1 miliardo di euro.
Il 40% è destinato al Sud per finanziare l’efficientamento strutturale, la sicurezza e la digitalizzazione e per abbattere le storiche dispersioni di rete, che nel Mezzogiorno superano ancora la soglia critica del 50%.
Una strada ancora in salita
Molti bacini, come la diga lucana di Monte Cotugno, pur recuperando milioni di metri cubi soffrono per limiti strutturali che ne riducono la capacità massima autorizzata.
Gran parte dell’acqua rischia ancora di perdersi in condotte colabrodo non ancora del tutto risanate.
Eppure, la novità del 2026 è che la pioggia non ha trovato solo fango, ma cantieri aperti e piani concreti di ammodernamento tecnologico, come il programma Digital4zero.
Il Sud che oggi regge all’estate non celebra solo un miracolo del meteo, ma l’avvio di una transizione idrica che punta a rendere la resilienza strutturale e non più una fortunata eccezione.
Una sfida ormai aperta: blindare la risorsa per le stagioni future.
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