Una tassa sugli extraprofitti dell’energia, in Ue la proposta di Italia e 4 Paesi
Con Giorgetti anche Germania, Austria, Portogallo e Spagna: "Dare un segnale"
Una tassa europea sugli extraprofitti sull’energia, anzi meglio: sui guadagni “fuori previsione” delle società energetiche: la richiesta arriva a Bruxelles “sponsorizzata” dall’Italia e da altri quattro Paesi. Insieme a Roma, infatti, si sono unite alla proposta pure l’Austria, la Spagna, il Portogallo e la Germania. La lettera in cui è scritta la proposta è arrivata sulla scrivania del commissario Ue al Clima, Wopke Hoekstra. L’obiettivo è giungere a una “soluzione europea”. In grado di dare ai cittadini delle risposte serie e decisive. Insomma, non solo un argomento di natura economica ma una proposta che ha forti agganci politici e che mira a “rappresentare un segnale per i cittadini”.
Una tassa europea sugli extraprofitti per l’energia?
La proposta di Italia, Germania, Austria, Portogallo e Spagna parte da un presupposto chiaro e netto. E che si rintraccerebbe nella stessa lettera che è stata spedita dagli Stati membri alla Commissione Ue. Chi sta traendo profitto dal caos generale e generalizzato scatenato dalla guerra in Medio Oriente e dalla chiusura sostanziale dello Stretto di Hormuz deve rassegnarsi a “fare” la sua parte. I cittadini, le famiglie e le (altre) imprese non aspettano altro che “un messaggio chiaro”. Cosa che, in questi giorni convulsi e un po’ troppo “bizantini”, l’Europa non sembra fare fino in fondo.
L’unione che fa la forza
A sottoscrivere la proposta sono stati cinque ministri dell’Economia. Giancarlo Giorgetti e i suoi colleghi europei fanno sul serio. L’opzione è sul tavolo e adesso la palla passa nel campo della Commissione Europea. L’ipotesi di una tassa europea sugli extraprofitti dell’energia è più di una semplice “traccia” di lavoro. È qualcosa che, dopo Pasqua, potrebbe rappresentare uno dei temi cardine del dibattito. A Bruxelles così come in ogni angolo del Vecchio Continente. Dove il rischio del razionamento dei carburanti è già una triste realtà, in diversi Stati membri, e non solo uno spettro che aleggia sull’economia europea.
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