Attualità

Una voce per San Marino. Il festival più squilibrato che c’è.

di Lorenza Sebastiani -


Giallo sui risultati finiti in rete due ore prima della proclamazione ufficiale del vincitore. Che, a sorpresa, non è Loredana Berté.

La Bertè non ce l’ha fatta. Incredibile, ma vero. La sua espressione incredula al momento della premiazione era eloquente. Infatti a fine kermesse pare abbia preferito tornare in albergo subito.

Non c’è mai stata un’edizione di Una Voce per San marino così attesa. I concorrenti che hanno tentato l’impresa sono stati 742, ma solo 17 i finalisti, nove big e otto emergenti, o per lo meno poco noti al pubblico nostrano. Ma tra i big, vari nomi hanno catturato in questi giorni l’attenzione del grande pubblico. Marcella Bella ha spoilerato al Tg 1 la sua presenza a inizio febbraio. La Bertè, altro pezzo da novanta, tanto voluta dall’organizzazione del festival sanmarinese aveva risposto “sì” solo all’ultimo momento, portando con la sua presenza una massiccia attenzione sull’intera kermesse. «Voglio andare all’Eurovision in Svezia così rompo le scatole al mio ex marito», aveva detto a Sanremo. Un riferimento al burrascoso matrimonio con il tennista svedese Bjorn Borg, che la cantante ha sposato nel 1989 e da cui si è separata nel ‘92. Ma nonostante l’attenzione portata alla kermesse dall’artista in questione, il risultato non l’ha premiata.

Va detto però che la questione generale era davvero squilibrata. Una voce per San Marino ha l’aspetto di una gigantesca baracca che offra cibo a molti soggetti coinvolti e lasci parecchi altri insoddisfatti per strada, tra cui i tanti artisti emergenti pseudosconosciuti che accorrono in massa ogni anno alle iscrizioni, ingolositi dalla possibilità di accedere di botto alla vetrina internazionale dell’Eurovision. In realtà lo squilibrio è racchiuso in una sola frase del regolamento di partecipazione. Per la Finalissima, infatti, c’è la possibilità di accesso diretto alla finale che può far saltare ai big tutte le fasi di selezione. “Media Evolution (società coinvolta nel concorso) selezionerà, a proprio insindacabile giudizio, otto artisti qualificabili come big, che potranno accedere gratuitamente e direttamente alla Finalissima senza necessità di effettuare le fasi precedenti». Ed è proprio questo passaggio a sballare tutto. Una come la Bertè può davvero competere a livello degli emergenti, con un brano che sentiamo in radio da settimane? La vittoria dei Megara è sembrata, proprio per questo, incomprensibile e sconclusionata.

Oltretutto, la possibilità per i big di accedere direttamente alla Finalissima, ha anche un aspetto apparentemente poco etico, perché le fasi successive alle iscrizioni, esclusa la finalissima, per gli emergenti sono a pagamento (sui 250-300 euro complessive a partecipante). Questo va a sommarsi a spese di vitto e alloggio che i concorrenti devono sostenere di tasca propria.

Quindi emergenti e paganti da una parte e big che possono accedere direttamente alla finalissima (e non paganti).

Il Vincitore poi viene proclamato da una giuria di esperti composta da cinque membri di cui due scelti insindacabilmente da San Marino RTV, uno dei quali in funzione di Presidente, uno scelto dalla Segreteria di Stato ed i restanti due scelti da Media Evolution. Una votazione che può rivelarsi poco democratica e soggettiva, perché legata ai gusti di soli, seppure competenti, cinque soggetti. All’ultimo Sanremo è scoppiato un caos sulle votazioni per molto meno. Eppure entrambi i vincitori delle due kermesse accedono allo stesso modo all’Eurovision. Cinque giurati (Clarissa Martinelli, John Vignola, Steve Lyon, Anna Bischi Graziani e il presidente di giuria Celso Valli) che sono sicuramente incorruttibili e integerrimi, ma che offrono molte meno garanzie di oggettività rispetto a una votazione equamente spartita in tre forme di voto (giuria delle radio, televoto e giuria della sala stampa). A questo punto, altri dettagli diventano suggestive inezie. Pasquale Mammaro, direttore artistico di questa terza edizione, fa figurare nella sua società “Starpoint Corporation” la stessa Marcella Bella, che gareggiava al concorso. È tutto talmente pittoresco tra apparenti conflitti di interesse, cantanti stonati, gara sballata, esito imprevedibile. Un disastro. O forse, un capolavoro.


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