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Economia

Orcel conquista Commerbank ma Berlino intigna: cosa dice Lagarde?

Orcel ha vinto ma Orlopp, sindacato e governo tedesco non ci stanno. Ma il danno lo fanno alla Ue

di Cristiana Flaminio -


Ops, Unicredit ha vinto la campagna di Germania: Commerz bank è presa. Questa è una storia che si dipana tra Berlino e Milano, passando per Francoforte. È una di quelle tante vicende di intrecci economici, e dunque anche politici, che da un paio di decenni a questa parte tiene in piedi il rapporto tra Italia e Germania. Solo che, con Unicredit che si pappa Commerzbank, per una volta si ribaltano le posizioni. Ma sbaglierebbe, eccome, chi la prendesse solo per una questione patriottica. A quel punto basterebbe convocare a Roma Andrea Orcel, conferirgli i paramenti del Sacro Ordine dello Stadio Atzeca Italia-Germania 4-3, insignirlo della medaglia al valor bancario e conferirgli il titolo di Germanico come si faceva ai bei tempi di Ottaviano Augusto. Invece, questa, è una vicenda che impatta l’intera Europa. Anche perché, oltre a rovesciare le parti nel rapporto a due tra Roma e Berlino, travolge (una volta di più) Bruxelles. Già, perché alla Germania le regole piacciono fino a che, quelle stesse regole, non finiscono per toccarla.

Unicredit: i numeri dell’Ops su Commerz

Per ordine, però. L’Ops di Unicredit s’è finalmente conclusa: la battaglia per Commerz bank è finita. La barricata tedesca non ha retto. E ha ceduto, rovinosamente. Andrea Orcel s’è portato a casa quasi il 50% del capitale sociale in termini di voti in assemblea dei soci. Sembra un po’ arzigogolato ma i numeri sono chiari. La campagna avviata da piazza Gae Aulenti s’è chiusa col 17,6% di adesioni. Quota che, sommata al 26,77% già detenuto da Unicredit, porta l’istituto di credito italiano al 44,37% del capitale. C’è, però, la questione degli strumenti finanziari che permetteranno a Orcel di esigere la consegna fisica di un ulteriore 3,22% di capitale. Totale: 47,59%. A Milano, hanno brindato a un risultato che è andato “ben oltre le aspettative iniziali”.

Arrendersi? Mai

Ora, come accade in ogni guerra che si rispetti, dovrebbe esserci il momento della resa. Quello, più che altro, di assunzione del principio di realtà. Insomma, non c’è più niente da fare, arriva l’ora di sedersi attorno a un tavolo a trattare. Ma in Germania hanno ben altre idee. La guerra continua. Costi quel che costi. Pure ciò che resta dell’Unione dei capitali europea.

Bettina Orlopp ha perso, ma non si sente sconfitta. “Abbiamo preso atto dei risultati dell’offerta pubblica di acquisto. Continueremo a concentrarci sugli interessi dei nostri clienti, dipendenti e azionisti. Oltre a UniCredit, tra questi ultimi figurano il governo tedesco e tutti i nostri azionisti di minoranza”. E poi: “In qualità di partner finanziario di primo piano per il Mittelstand tedesco e di banca al servizio di oltre dieci milioni di clienti privati, abbiamo una grande responsabilità, anche nei confronti dell’economia tedesca. Continueremo ad adempiere a questa responsabilità”. Arrivano gli italiani, mamma mia. È niente, però, rispetto alla furia del sindacato tedesco dei bancari di Ver.di.

Ver.di di rabbia

Forse l’unico al mondo che preferisce tagli orizzontali al personale, che avallerebbe la sostituzione dei dipendenti a favore dell’Ai pur di non cedere a Orcel e ai suoi bravi milanesi. “La nostra aspettativa nei confronti del governo federale è chiara: deve utilizzare tutti gli strumenti giuridici e politici a sua disposizione per porre un freno a questo modo di procedere e tutelare gli interessi dei dipendenti, di Commerzbank e della piazza finanziaria tedesca”, ha affermato il segretario Frederik Werning a La Presse. “Allo stesso tempo ci aspettiamo che le autorità di vigilanza competenti, in particolare BaFin e Bce, chiariscano con determinazione eventuali violazioni e tutelino l’integrità dei mercati dei capitali”. Chissà, magari ci si aspetta pure un intervento della Nato, dell’Fbi, del Settimo Cavalleggeri, della Confraternita dei Tagliapietre.

Berlino non ci sta

Ma Berlino, di fronte a certe sirene, non sa resistere. Del resto herr Merz è in caduta libera nei sondaggi e oggi giorno che passa avanza Afd. “Il Governo federale prende atto delle recenti notizie relative all’esito dell’offerta pubblica di acquisto di UniCredit e continuerà ad agire nell’interesse dei dipendenti della Commerzbank, delle piccole e medie imprese tedesche e della piazza finanziaria di Francoforte”, ha dichiarato un portavoce all’agenzia di stampa. “L’approccio aggressivo e ostile di UniCredit rimane, dal punto di vista del Governo federale, inaccettabile”, ha aggiunto la portavoce, che ha ricordato come “il comitato direttivo interministeriale competente del Governo federale ha respinto l’offerta di UniCredit e non ha venduto le quote detenute dallo Stato federale in Commerzbank. Il Governo federale non vede alcun motivo per modificare questa posizione”.

Ma l’unione dei capitali va fatta o no?

E no, non lo trova evidentemente nemmeno nella posizione della Bce per cui occorre spalancare i mercati del credito e fare, davvero, l’unione dei capitali. Se si continua così, a difendere i propri orticelli, non si diventa né grandi né uniti. Quello, in fondo, che ci hanno sempre detto ogni volta che un’azienda italiana veniva acquistata dagli stranieri. Ora che tocca ai tedeschi, non va più bene. E no, non è una questione di mero campanilismo. È una vicenda più importante che impatta direttamente sul futuro dell’Europa. Non ha senso continuare a parlarne se i mercati sono chiusi, se vigono dazi e barriere interne. Non ha alcuna ragione credere a un futuro da protagonisti per la Ue se tutti diventano più grandi e forti mentre qui ci si divide in parrocchie e steccati. L’Unione sia vera o no. Il successo dell’offerta di Unicredit non è solo una questione economica. Ma è politica. È, questa, una storia che comincia a Milano e passa per Berlino via Francoforte per finire a Bruxelles.

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