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Attualità

Dalla porta d’Europa alla porta del cuore: Leone XIV nel solco di papa Francesco

di Andrea Canali -


Potremmo dire dalla Porta d’Europa alla porta del cuore, dove arrivano migliaia di “persone per ricercare una esistenza migliore affrontando le angherie degli scafisti e le intemperie e i pericoli del mare”. Ebbene, tredici anni dopo Papa Francesco che vedeva nel migrante il Cristo fatto uomo da accogliere e accudire, anche Prevost ha fatto visita in tale luogo, ossia Lampedusa, sicuramente meta dall’alto valore simbolico.

Significativa pertanto, l’immagine dirompente del pontefice americano raccolto lì, in preghiera davanti al mare, – nella ricorrenza del 4 luglio festa dell’indipendenza degli Stati Uniti – con la veste bianca accarezzata in modo veemente dal vento. Come non apprezzare che anche questo Papa, come giusto che sia, sia in continuità con il suo predecessore rispetto ai migranti. Insomma, una giornata dedicata agli ultimi degli ultimi. Gli immigrati che lasciano la terra d’origine per affrontare l’ignoto, spesso a scapito della propria sicurezza o della vita umana, che affrontano immani sofferenze per arrivare da un’altra parte del mondo, che chi sa se li accoglierà e rispetterà. Proprio a loro si è rivolto il pensiero del Papa affermando – sono a Lampedusa “per un gesto umano”. “Non sono venuto a fare discorsi, ma a celebrare l’eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi – ha detto Leone XIV -.

Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione. Sì, questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore. Per questo ci siamo radunati qui: per attingere da Cristo l’amore che solo Lui può darci, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano, per tutti”. Il Santo Padre è stato accolto nell’isola dall’arcivescovo metropolita di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano; dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano; dal presidente della Regione Sicilia Renato Schifani; dal prefetto di Agrigento Salvatore Caccamo; dal sindaco di Lampedusa Filippo Mannino; dal presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento Giuseppe Pendolino.

E rivolto loro e ai presenti ha detto: “Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo Favaloro a Papa Francesco è segno del legame che il mio predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti” e ancora aggiunge: “Il Papa vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia”.

Quindi il Santo Padre ha celebrato la messa, esortando l’Europa a rispondere alla “chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alla società”. “C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere – ha detto il pontefice -. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate”. “Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise”. Invece, Robert Prevost esorta un’Europa dal “potenziale unico”, che deriva dalla sua storia, ad affrontare la crisi migratoria.

Quindi ha aggiunto il Papa – rispetto alle ferie e al turismo – “c’è autentico riposo, infatti, dove il senso della vita è ritrovato; e vero benessere quando l’economia è giusta e fraterna. In questa economia la cura per il creato e l’amicizia sociale si saldano in una sintesi di cui l’umanità è oggi alla ricerca”. Inoltre ha affermato: “Non lasciamoci vincere dalla paura”. Insomma, c’è chi parla di Remigrazione forse esasperato dai tanti fatti di cronaca con la difficile integrazione dei migranti nelle nostre città,e forse avrà pure i suoi motivi, ma a noi piacerebbe parlare di Riumanizzazione, che è molto di più.


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