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Esteri

Usa, cento religiosi arrestati a Minneapolis

di Claudia Mari -


Circa un centinaio di esponenti religiosi sono stati arrestati all’aeroporto internazionale di Minneapolis St. Paul durante una protesta contro le politiche migratorie dell’amministrazione Trump nello Stato del Minnesota. L’iniziativa, organizzata da leader di diverse confessioni, aveva l’obiettivo di denunciare l’inasprimento delle misure sull’immigrazione. E in particolare, le deportazioni di migranti detenuti che, secondo i manifestanti, sarebbero state effettuate proprio attraverso lo scalo aeroportuale.

Minneapolis, i religiosi in protesta arrestati

Alla mobilitazione hanno preso parte in gran parte membri del clero cristiano, affiancati da altri responsabili religiosi locali. I partecipanti si sono radunati in uno degli spazi dell’aeroporto, sostenendo che alcuni voli in partenza fossero destinati al rimpatrio forzato di persone trattenute nei centri di detenzione. A riferirlo è stato Justin Lind-Ayres, pastore luterano di Minneapolis, tra i promotori dell’iniziativa. Ha spiegato come la protesta volesse attirare l’attenzione pubblica su pratiche considerate ingiuste e disumane.

Nonostante le temperature particolarmente rigide, tipiche dell’inverno del Minnesota, i manifestanti hanno scelto una forma di protesta pacifica e simbolica. Molti di loro si sono inginocchiati sul pavimento dell’aeroporto, cantando inni religiosi e recitando il Padre Nostro, in un gesto che voleva unire fede e impegno civile. Le immagini diffuse sui social mostrano gruppi di religiosi raccolti in preghiera, avvolti in cappotti pesanti, mentre agenti delle forze dell’ordine si avvicinano per procedere agli arresti.

L’intevento della polizia

Dopo alcuni avvertimenti, la polizia è intervenuta ammanettando i manifestanti e conducendoli via uno a uno. Secondo gli organizzatori, gli arrestati sarebbero stati circa 100, anche se le autorità non hanno immediatamente fornito un bilancio ufficiale. I video circolati online documentano le fasi dell’operazione, con i religiosi che si lasciano portare via senza opporre resistenza, continuando a pregare o a cantare.

Si tratta di un episodio che si aggiunge ad un clima di crescente tensione attorno alle politiche migratorie statunitensi, che continuano a suscitare forti reazioni. Per molti dei partecipanti, la protesta all’aeroporto rappresentava non solo un atto politico, ma anche una testimonianza morale, volta a riaffermare il valore dell’accoglienza e della dignità umana di fronte alle scelte del governo federale.


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