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Il Vaticano riscrive “il caput mundi” in HTML

Un widget per rimettere ordine nel caos cattolico: Roma torna al centro controllando i flussi, non le parole

di Andrea Fiore -


Il Vaticano ha lanciato un video widget per i siti cattolici. Un riquadro da incollare ovunque: parrocchie, diocesi, associazioni, gruppi che vivono di newsletter e foglietti domenicali. Sulla carta è un gesto tecnico, quasi banale. In realtà è un’operazione chirurgica: un modo per entrare direttamente nei luoghi digitali della Chiesa senza bussare alla porta.

L’autorità non si impone: si installa

Leone XIV lo chiama “scambio di doni”. Ruffini lo presenta come “strumento di evangelizzazione”. Tornielli lo propone come scudo contro le fake news. Tutto legittimo. Ma il punto è un altro: anche la Chiesa ha capito che, nel mondo digitale, chi controlla il flusso controlla il racconto.

E non è un’intuizione teorica. È una risposta a un ecosistema cattolico che da anni vive di fonti autonome e spesso incontrollabili. C’è Radio Maria, potentissima e devota, con un linguaggio tutto suo e una teologia popolare che non risponde a nessun centralino vaticano. Ci sono i blog e i canali identitari che commentano ogni parola del Papa come se fosse un referendum quotidiano. Ci sono le diocesi che comunicano come micro stati, ognuna con il suo stile, il suo sito, la sua idea di priorità. E poi i movimenti ecclesiali, con media propri, riviste, video, narrazioni interne che parlano più ai membri che alla Chiesa universale.

In questo arcipelago, il widget diventa un’àncora: una fonte primaria, continua, ufficiale, che riduce la necessità di rincorrere interpretazioni creative. È Roma che torna a dire: “La fonte sono io. Il resto è rumore”.

Il segreto: rendere superflua ogni alternativa

Il marketing geopolitico funziona così: non devi convincere nessuno, devi essere il canale più comodo, più diretto, più integrato. Il resto si spegne da solo. Il Vaticano, per una volta, non rincorre il mondo: lo anticipa. Capisce che la cattolicità non si difende con i comunicati, ma con le infrastrutture. Che la centralità non è un dogma, è un flusso continuo. Che il potere non si esercita alzando i toni, ma diventando l’unica voce che arriva senza sforzo.

Era ora: Roma non parla più soltanto, regola il traffico digitale e chi vuole raccontare il Papa, alla fine, passerà da lì.

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