Forse Erdoğan non è “un pistola”
Un dono fuori protocollo per ribadire che la Turchia non è un comprimario, ma un protagonista
Al vertice NATO di Ankara, “il buon” Recep Tayyip Erdoğan ha donato ai leader presenti una pistola Magnum 357 con incisione personalizzata e tanto di pallottole. Un regalo che ha fatto discutere e storcere il naso a molti.
Ma perché questo colpo di teatro? Sicuramente il presidente turco e il suo staff avranno messo in conto le reazioni dell’opinione pubblica. Ufficialmente, il motivo della scelta è la promozione dell’industria bellica turca. Non è la prima volta che leader politici ricevono doni del genere, anche se il modus operandi ricorda i dittatori dei Paesi africani degli anni ’70.
È stata una mossa azzardata o un segnale forte che rappresenta la visione geopolitica di Erdoğan e il suo modo di governare?
Erdoğan non ne esce male, ma esattamente come voleva uscire: un leader che non chiede permesso, che non teme di rompere il protocollo, che usa la teatralità come arma politica e che vuole ricordare alla NATO che la Turchia è un alleato “speciale”, non un comprimario.
E purtroppo i partner NATO, pur infastiditi, sanno che senza Ankara non si va lontano.
In fondo, il suo è anche lo specchio di un vento politico che soffia un po’ ovunque: un vento di destra che non è di per sé sbagliato, che rappresenta necessità reali e spesso legittime, ma che deve ricordarsi sempre dove finisce la forza e dove iniziano le regole.
La leadership può essere muscolare e identitaria, può perfino essere teatrale, ma non dovrebbe mai scivolare oltre i confini della democrazia, del rispetto istituzionale e del buon gusto.
Anche perché la storia, di solito non è gentile con chi confonde il palcoscenico con il governo.
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