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Ets, l’Ue ascolti il grido d’allarme dell’industria

I nuovi standard sulle emissioni rischiano di abbattersi sull'industria europea proprio mentre Vw licenzia

di Maria Graziosi -


È un grido d’allarme quello di Confindustria sugli Ets. I nuovi standard sull’energia e le emissioni della Ue rischiano di far saltare il banco, soprattutto in Italia dove la bolletta si paga più che altrove in Europa. Non è una banalità, tutt’altro. E non è nemmeno una bizzarria politica del governo Meloni volta, come ha raccontato Politico, a rompere le uova nel paniere della Commissione Ue, alla continua ricerca di denari per farsi un bilancio trilionario. È un grido d’allarme, come quello dell’autorità portuale di Palermo. I nuovi standard Ets “costeranno” trenta milioni di euro in più. Il guaio (vero) è che colpiranno la Sicilia accentuandone i limiti (e i costi) dell’insularità. Ma non è un problema solo siciliano né solo italiano.

“Sugli Ets un grido d’allarme”

“L’appello congiunto delle imprese di Italia, Francia e Germania, i tre motori industriali europei, a favore della revisione del sistema Ets è un grido d’allarme che l’Europa non può ignorare”, ha detto Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia: “La tassa di compensazione della Co2 ha perso il suo significato originario e oggi rappresenta per le imprese uno sforzo non sostenibile che minaccia la sopravvivenza di intere filiere, rendendo impossibile competere ad armi pari nei mercati globali”. Ecco, dunque, la scelta: l’Europa è davvero disposta a giocarsi il futuro industriale per racimolare soldi (subito) in nome del green a rischio di desertificare ciò che rimane della produttività continentale? Ed è disposta a farlo mentre Volkswagen chiude quattro stabilimenti in Germania e annuncia centinaia di migliaia di licenziamenti che impatteranno sull’industria Ue?

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