Voto anticipato ma non troppo
L’ipotesi di voto anticipato resta sul tavolo sebbene con tutte le incognite del caso
Ci sono momenti nei quali più di altri la politica può essere rappresentata metaforicamente come una bilancia. Bisogna pesare iniziative, alternative, possibili soluzioni insieme a eventuali complicazioni, problemi, scenari potenzialmente controproducenti. E poi decidere in base a dove pende il piatto. Nella consapevolezza che la strada migliore non è necessariamente quella più sicura e che, al contempo, l’azzardo alle volte può premiare. Non una scelta di impulso, quella è nella quasi totalità dei casi dannosa, ma un rischio ponderato e ben meditato può dare i suoi frutti. Nella fase di crisi che attraversa governo e maggioranza la sensazione è proprio quella che Giorgia Meloni stia meditando e ponderando cosa sia meglio fare.
Le ipotesi in campo
Da un lato c’è la possibilità di guidare la classifica dei governi più longevi della storia italiana, di condurre per la prima volta un esecutivo a resistere per la durata di un’intera legislatura, di rimboccarsi le maniche dopo la batosta del referendum e sfruttare un anno di campagna elettorale per recuperare il terreno perso. Magari arrivando al voto del 2027 con la nuova legge elettorale proposta dal centrodestra. Dall’altro c’è la tentazione di evitare il rischio logoramento legato alla bocciatura della riforma della giustizia e della fase non facile che stanno vivendo pezzi importanti della coalizione, di non dare il tempo al campo largo, di fatto allo stato senza un leader, di organizzarsi e di non chiedere agli italiani di riconfermarla dopo un’ennesima legge di Bilancio lacrime e sangue.
I rischi
E’ alla luce di questo, scongiurando nuovi contraccolpi in casa propria e in quella degli alleati, che trova asilo l’ipotesi di andare al voto anticipato. Eventualità che ridurrebbe il rischio di un testa a testa alle elezioni, perché allo stato il centrodestra si vedrebbe probabilmente premiato dalle urne, ma che alimenta quello di un anno con un governo guidato da altri. In caso di dimissioni del governo, il Quirinale dovrà infatti verificare la possibilità che se ne formino altri in grado ottenere la fiducia in Parlamento. Solo in caso contrario si vedrebbe costretto a sciogliere anticipatamente le Camere. Ipotesi che tradizionalmente al Colle non è particolarmente gradita. Allo stato attuale, maggioranze alternative non esistono. Ma il ‘sistema’ ci ha abituato a meccanismi di autodifesa.
La possibile finestra per le elezioni anticipate
Con la formazione di gruppi di improvvisi e improvvisati responsabili, pronti a sostenere governi tecnici, di scopo o elettorali in cambio di qualche sottosegretario o anche solo del tempo necessario a far maturare i tempi per il raggiungimento della pensione. Se l’opzione delle elezioni anticipate dovesse concretizzarsi la scommessa per il centrodestra sarà quella di tenere serrate le proprie file ed evitare fuoriuscite. Per il resto, collocandole in una finestra allargata fino a ottobre, come si ipotizza in ambienti istituzionali, forzando un po’ la mano – e i tempi – ci sarebbe addirittura il tempo di portare a casa lo Stabilicum con in carica l’attuale governo, benché dimissionario. E per battere il record di durata del Berlusconi II mancano ormai solo 160 giorni.
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