Santa Maria a Vico sotto accusa: arresti e il rischio del giustizialismo come arma politica
A Santa Maria a Vico, arrestati il sindaco Andrea Pirozzi e la vicesindaco Veronica Biondo, candidata alle Regionali Campania per Forza Italia. Sei arresti tra amministratori e clan Massaro. Il magistrato Luigi Bobbio avverte sui rischi del giustizialismo.
Santa Maria a Vico sotto shock: arrestati il sindaco e la vice sindaco
Santa Maria a Vico (Caserta) – Un terremoto giudiziario scuote il Comune casertano con l’arresto del sindaco Andrea Pirozzi e del vicesindaco Veronica Biondo, quest’ultima candidata alle prossime elezioni regionali in Campania con Forza Italia. L’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha portato a sei arresti complessivi: quattro amministratori locali agli arresti domiciliari e due esponenti del clan Massaro in carcere.
L’inchiesta ipotizza un sistema di voto di scambio politico-mafioso che avrebbe condizionato le elezioni locali, coinvolgendo anche figure di spicco del Comune.
Il caso mediatico e la strumentalizzazione giornalistica
L’eco mediatica è stata immediata e intensa. Diversi organi di informazione hanno dato ampio risalto agli arresti, spesso senza aspettare ulteriori approfondimenti. Il Fatto Quotidiano, ad esempio, titola:
“Regionali Campania, esponente di Forza Italia arrestata per voto di scambio 4 giorni dopo la presentazione della candidatura.”
Un titolo scritto per colpire, per insinuare il sospetto prima ancora che i fatti siano accertati. Non è cronaca, non è informazione: è propaganda, sempre nello stesso stile, sempre nella stessa direzione.
L’allarme di Luigi Bobbio: “Attenzione al giustizialismo, è una trappola”
In questo clima di tensione, arriva l’intervento di Luigi Bobbio, magistrato ed ex senatore della Repubblica, che offre una riflessione critica sulla crescente cultura del giustizialismo, presente anche all’interno delle forze politiche di destra:
“Troppi amici di destra, anche giustamente scontenti della gestione politica dei partiti della coalizione in Campania, stanno plaudendo entusiasti alle misure cautelari carcerarie che hanno raggiunto esponenti di centrodestra a Caserta. Io dico attenzione. Attenzione alla trappola del giustizialismo, amici miei. Così si massacrano le persone e si rafforza lo strapotere della corporazione giudiziaria. Troppe ne abbiamo viste di indagine eclatanti poi franate nel nulla. E chi plaude e si entusiasma per le vicissitudini giudiziarie di persone che avversa politicamente commette un terribile errore politico oltre ad ammettere una impotenza politica. La politica si vive con le armi della politica e giammai accucciandosi sotto le indagini di una procura. Ciò che se ne ottiene è solo un risultato di sudditanza e approfittamento. Un ben misero, squallido e autolesionistico risultato.
Purtroppo il giustizialismo e il giudicismo sono virus duri a morire. E non dico a sinistra, che non me ne frega niente, dandolo per scontato, attesa la pochezza politica della sinistra. Ma la malattia è presente anche a destra, specialmente tra le fila di una certa destra ex sociale che, afflitta da decenni di frustrazione e impotenza da emarginazione politica, ha sempre guardato alle Procure come agli angeli vendicatori, peccando, oggi come allora, di cecità politica e istituzionale. Una destra che plaude quando a essere colpito è l’avversario politico e si lamenta in caso contrario. Gente che continua a non capire che la corporazione giudiziaria non fa parte per nessuno ma solo per se stessa e che oggi, purtroppo, il più grande avversario dello Stato di diritto è proprio una magistratura fattasi parte sociale in proprio, schierata e attiva a difesa e incremento del suo strapotere.”
Giustizia sì, ma senza strumentalizzazioni politiche
Il caso di Santa Maria a Vico non può essere ignorato, né sottovalutato. Gli arresti di sindaco e vicesindaco gettano un’ombra pesante sulla politica locale e richiedono un’indagine rigorosa e trasparente. Tuttavia, è fondamentale non cadere nella trappola del giustizialismo, che rischia di trasformare ogni sospetto in condanna mediatica e politica prima ancora che la giustizia faccia il suo corso.
La vera sfida resta quella di difendere le istituzioni e lo Stato di diritto, senza lasciarsi trascinare da forzature ideologiche o da un uso strumentale delle procure. Solo così la politica potrà ritrovare credibilità e forza, e solo così potremo evitare che la giustizia diventi un’arma contro la democrazia stessa
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