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Esteri

Trump attacca l’Europa: “Rischia la cancellazione della sua civiltà”

Il monito del presidente americano e la critica alle politiche dell'Ue a tutto campo

di Flavia Romani -

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Durante la presentazione della nuova National Security Strategy, un documento di 33 pagine improntato alla dottrina dell’“America First”, Donald Trump ha rivolto un duro monito all’Europa. L’accusa è di non essere in grado di adattarsi a un contesto internazionale sempre più instabile. Il presidente degli Stati Uniti ha scelto parole nette, avvertendo che il Vecchio Continente. L’Euopa rischia la “reale prospettiva di cancellazione della sua civiltà” se non modificherà radicalmente le proprie politiche.

Trump e la critica all’Europa

Nel testo, l’Europa viene criticata su più fronti. Dal modo in cui gestisce i flussi migratori alle tensioni interne sui temi della libertà di espressione. Fino alle “aspettative irrealistiche” rispetto alla guerra in Ucraina. Un giudizio che sembra dare peso alle recenti indiscrezioni secondo cui Emmanuel Macron, in colloqui riservati, avrebbe avvertito i suoi alleati del rischio di un possibile tradimento di Trump ai danni di Kiev.

Il documento chiarisce che la risoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina rappresenta un “interesse fondamentale” per gli Stati Uniti. La Nato, si legge, “non può essere considerata un’alleanza in continua espansione”. Questa posizione richiama le proposte avanzate da Trump nei mesi scorsi, nelle quali si era parlato di un possibile trasferimento di maggiore responsabilità all’Europa entro il 2027. Un orientamento che molti osservatori considerano favorevole agli interessi del Cremlino.

Il tema dell’adesione dell’Ucraina alla Nato rimane al centro delle trattative di pace. Le ipotesi iniziali dello stesso Trump prevedevano che Kiev inserisse nella propria costituzione l’impegno a non aderire all’Alleanza Atlantica. Contestualmente, la Nato avrebbe dovuto sancire nel suo statuto che l’Ucraina non sarebbe entrata a farne parte. Una condizione perfettamente in linea con le richieste di Vladimir Putin, che da mesi insiste sulla necessità che Kiev rinunci formalmente a ogni prospettiva di ingresso.

Le trattative attuali vedono gli emissari statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner impegnati in una serie di incontri a Miami, dopo il passaggio a Mosca. L’Europa, invece, appare relegata a un ruolo marginale, mentre il Cremlino continua ad accusarla di ostacolare il dialogo con richieste giudicate “inaccettabili”. Da Mosca trapela l’idea che il percorso di pace possa essere discusso quasi esclusivamente con Washington, e il consigliere Yuri Ushakov non esclude la possibilità di un futuro nuovo vertice Putin-Trump.


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