I dati Fmi premiano Pechino: il prodotto interno lordo cinese continua a crescere
Sale il Pil della Cina. Altro che chiacchiere. Poche certezze nella vita. La morte, le tasse. Ma se Benjamin Franklin fosse vissuto ai tempi nostri, statene pur certi, ci avrebbe infilato pure la crescita del Pil della Cina. Pechino continua a macinare successi. Anche perché, a quanto pare, i dazi annunciati da Trump non hanno sortito gli effetti nefasti che si attendevano. Su quelli europei, che per come sono assomigliano più a un esercizio di tafazzismo che a una strategia economica, meglio stendere un velo pietoso. I dati del Fondo monetario internazionale premiano le scelte del Politburo asiatico.
I numeri del Pil della Cina
Nel 2025, il Pil cinese crescerà del 5%. Continuerà a farlo, nella misura del 4,6%, anche per il 2026. Rispetto alle ultime previsioni si tratta di un miglioramento rispettivamente dello 0,2% e dello 0,3%. Ciò è accaduto perché Pechino (a differenza degli Stati Uniti e dell’Unione europea) ha adottato una politica monetaria completamente differente. Invece di aumentare il costo del denaro, l’ha scontato. Gli effetti si sono visti tutti: i consumi sono cresciuti e hanno retto. Evitando, al Paese e all’economia cinese, il tracollo che si temeva all’indomani dell’annuncio dei dazi da parte degli Stati Uniti.
L’importanza di non seguire la Fed
Ma non basta perché queste misure sono state corroborate da una nuova stagione espansiva nelle politiche fiscali. Che si traduce con il taglio delle tasse. Proprio mentre il resto del mondo, o meglio l’Europa, studia come imporne di nuove. Pechino e la sua economia, dunque, continuano a marciare spedite e ulteriori misure espansive potrebbero dare nuovo slancio alla crescita, irrefrenabile, del Pil. Che pare inevitabile. Come la morte e le tasse.