Omicidio Sharon Verzeni: richiesta ergastolo per Moussa
L'accusa: "Una vita spezzata per un capriccio"
Moussa Sangare esce dal tribunale dopo l'udienza per l'omicidio di Sharon Verzeni lo scorso 10 novembre
Lalla Procura di Bergamo la richiesta dell’ergastolo per Moussa Sangare, 31 anni, imputato per l’omicidio di Sharon Verzeni, la giovane barista uccisa a coltellate la notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, in provincia di Bergamo. La richiesta è arrivata oggi in Corte d’Assise, mentre il processo entra nelle sue fasi decisive.
La vittima e il delitto
Sharon Verzeni, 33 anni, lavorava come barista e viveva con il fidanzato a Terno d’Isola. La notte dell’omicidio era uscita per una passeggiata serale. In via Castegnate, fu aggredita con quattro coltellate, di cui tre mortali. il decesso, poco dopo l’arrivo all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Ora, per l’omicidio di Sharon Verzeni, la richiesta della condanna all’ergastolo per Moussa Sangare.
Le indagini e l’arresto per l’omicidio di Sharon Verzeni
Le indagini furono lunghe e concentrate sulle immagini delle telecamere di videosorveglianza. I carabinieri risalirono a Moussa Sangare, italiano di origini maliane con precedenti per violenze domestiche, rilevato in sella a una bicicletta nelle vicinanze del luogo del delitto.
Sangare, fermato il 30 agosto 2024, inizialmente ammise l’omicidio, dicendo di aver visto Sharon e di averla uccisa, per poi ritrattare alcune dichiarazioni in sede processuale.
Le fasi del processo a carico di Moussa
Nel corso del procedimento, la difesa ha chiesto una perizia psichiatrica per verificare la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento del fatto. I giudici hanno accolto la richiesta, e Sangare è stato sottoposto ad accertamenti. In aula, Sangare ha anche ritrattato la confessione, sostenendo di non essere lui l’autore materiale, pur non fornendo prove alternative.
Leggi anche La carta della perizia psichiatrica
La posizione dell’accusa e la richiesta dell’ergastolo
Nel corso della requisitoria il pubblico ministero Emanuele Marchisio ha chiesto la pena dell’ergastolo con aggravanti specifiche. Il pm ha evidenziato premeditazione, futili motivi e l’aggravante della minorata difesa, definendo l’omicidio “una vita spezzata per un capriccio” e sottolineando la solidità delle prove raccolte, tra cui le immagini che mostrano la fuga in bicicletta e la successiva identificazione dell’imputato.
Le reazioni della famiglia
I genitori e i familiari di Sharon seguono il processo con grande sofferenza. In udienza non rilasciano dichiarazioni pubbliche, ma le parole del padre – “non c’è rimorso, poteva almeno chiedere scusa” – sono state riferite da fonti processuali, esprimendo la profonda frustrazione per l’assenza di pentimento da parte dell’imputato.
Gli altri elementi emersi
Nel corso delle indagini è anche emerso che, prima del delitto, Sangare avrebbe minacciato due adolescenti con un coltello, episodio non denunciato ufficialmente pur se emerso nelle cronache del tempo. Questi dettagli aggiungono elementi al quadro valutato dall’accusa nel richiedere la pena massima.
I prossimi sviluppi
Il processo proseguirà con la discussione delle parti e la decisione finale della Corte d’Assise. La richiesta di ergastolo, se confermata, rappresenterebbe una delle pene più severe per un caso di cronaca nera recente nella Bergamasca. La sentenza è attesa nei prossimi mesi.
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