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Attualità

Macron, il pacifista dell’ultima ora (e la cacofonia europea)

Macron si scopre mediatore con Putin dopo mesi di bellicismo. Scavalca Meloni, disorienta l’Europa e riapre la domanda: chi parla davvero per Bruxelles?

di Anna Tortora -


Il miracolo di Macron: da Napoleone a Gandhi nel tempo di un sondaggio

Fino a ieri Emmanuel Macron brandiva l’elmetto come un accessorio di stagione. Truppe francesi in Ucraina? Perché no. “Non escludiamo nulla”, ripeteva l’inquilino dell’Eliseo con l’enfasi di chi ama sentirsi leader, possibilmente solo, purché fotografato bene.
Poi, improvvisamente, la conversione. Macron si riscopre pacifista, dialogante, addirittura mediatore europeo con Vladimir Putin. Un’epifania geopolitica che lascia più interrogativi che certezze.
Ma Macron parla a nome di chi? Della Francia? Dell’Europa? Di se stesso? Bruxelles, nel frattempo, continua a sembrare un’orchestra senza direttore: Parigi suona il violino, Berlino il contrabbasso, Budapest va per conto suo e Roma resta in attesa che qualcuno le passi lo spartito. Il risultato è una cacofonia politica che rende l’Unione Europea più simile a un’assemblea condominiale che a un soggetto geopolitico credibile.

E mentre Macron si prende la scena, Giorgia Meloni viene elegantemente scavalcata. Nonostante l’Italia abbia sempre mantenuto una linea coerente: sostegno all’Ucraina sì, soldati no. Una posizione che, paradossalmente, avrebbe dato a Roma maggiore legittimità per aprire un canale di dialogo. Ma il presidente francese ha deciso di fare da solo. Ancora.

Vecchioni, l’asse franco-tedesco e la solidarietà europea a geometria variabile

A mettere il dito nella piaga è Domenico Vecchioni, storico e già ambasciatore d’Italia:
“L’iniziativa di Macron rompe una cornice già fragile. La tradizionale concertazione franco-tedesca appare svuotata, se non addirittura tradita, e l’Europa torna a parlare con più voci, nessuna delle quali davvero autorevole.”

Vecchioni va oltre: “Quando un leader cambia linea senza spiegazioni, non fa diplomazia, fa tattica. E la tattica, in politica estera, è spesso figlia di debolezze interne.”
Già, perché mentre Macron gioca al grande mediatore sullo scacchiere internazionale, in patria la situazione è tutt’altro che rosea: maggioranza fragile, proteste sociali, consenso in calo. Distrarre l’opinione pubblica con un colpo di teatro internazionale non è una novità. È un classico.
E intanto l’asse franco-tedesco, un tempo motore dell’Unione, scricchiola vistosamente. “Que reste-t-il des amours franco-allemandes?” si chiede Vecchioni, citando amaramente una formula che oggi suona più nostalgica che politica. Berlino osserva, perplessa. Bruxelles tace. L’Europa, ancora una volta, subisce.

Europa cercasi (possibilmente una, non multipla)

Nel frattempo, dall’altra parte dell’Atlantico, Volodymyr Zelensky scrive su X che i negoziati con la parte americana sono “costruttivi”. Gli Stati Uniti parlano, trattano, incidono. L’Europa discute, litiga, improvvisa.

Macron sarà anche il pacifista dell’ultima ora, ma resta il protagonista di un copione già visto: leadership solitaria, solidarietà europea a intermittenza e molta, moltissima comunicazione.
Il problema non è che Parigi parli con Mosca. Il problema è che lo faccia da sola, cambiando ruolo a seconda del vento politico.
E così, mentre Macron si mette la spilla della pace sul bavero, l’Europa resta senza voce comune. E senza credibilità.
Altro che mediatore: qui servirebbe un direttore d’orchestra. Ma, per ora, restano solo i solisti.

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