Kiev attende la risposta di Mosca: “Non rinunceremo alla NATO”
Zelensky illustra i punti chiave del piano americano per la pace. Ma restano numerosi nodi da sciogliere
Una Vigilia di Natale diplomatica
Mentre il mondo si prepara al Natale, a Kiev si attende una risposta che potrebbe cambiare il corso della guerra. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha parlato ai giornalisti con un misto di cautela e determinazione, spiegando i dettagli dell’ultimo piano di pace elaborato insieme a Washington. Un documento di venti punti, frutto dei colloqui avvenuti durante il fine settimana a Miami, che ora attende il vaglio di Mosca.
“Riceveremo la risposta russa dopo che la parte americana avrà parlato con loro”, ha dichiarato Zelensky, lasciando trasparire la complessità di una trattativa che coinvolge tre capitali e milioni di destini.
L’apertura di Kiev: “Mai stati un ostacolo”
Il leader ucraino ha voluto chiarire subito un punto fondamentale: “L’Ucraina non è mai stata e non sarà mai un ostacolo alla pace”. Una dichiarazione che risponde alle critiche di chi, in questi mesi, ha accusato Kiev di irrigidirsi sulle proprie posizioni. Il paese, ha assicurato Zelensky, resta in costante contatto con gli Stati Uniti e guarda con interesse reale alla possibilità di raggiungere un accordo.
Il nodo centrale della NATO
Tra i punti più delicati c’è quello dell’adesione alla NATO. Zelensky è stato categorico: l’ultima versione del piano non richiede a Kiev di rinunciare formalmente all’Alleanza atlantica. “Spetta alla Nato decidere”, ha sottolineato, ribadendo che l’Ucraina non ha alcuna intenzione di modificare la propria Costituzione per inserire una clausola di non adesione. È una questione di principio, ma anche di sopravvivenza futura per un paese che vede nelle garanzie occidentali l’unica protezione attuale possibile.
I punti di frizione con Washington
Non tutto, però, è condiviso tra gli alleati. Permangono divergenze significative su numerose questioni, in particolare sui territori e sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Il piano americano prevede, inoltre, una gestione congiunta dell’impianto da parte di Ucraina, Stati Uniti e Russia, un’ipotesi che Kiev giudica “inappropriata e non del tutto realistica”. Come può un paese accettare di condividere il controllo di una propria “infrastruttura strategica” con l’invasore?
Le elezioni subito dopo la pace
Un altro elemento significativo riguarda la democrazia. Secondo l’ultima versione del documento, l’Ucraina dovrebbe organizzare le elezioni presidenziali “il prima possibile dopo la firma dell’accordo”. Un impegno che testimonia la volontà di Kiev di mantenere la propria legittimità democratica anche nell’immediato dopoguerra, nonostante le inevitabili difficoltà organizzative di un paese che dovrà ricostruire intere regioni.
Il congelamento del fronte
Sul campo, il piano prevede il congelamento delle operazioni lungo le linee attuali e l’avvio di discussioni per la creazione di zone demilitarizzate. La linea di contatto alla data dell’accordo verrebbe riconosciuta come dispiegamento de facto delle truppe, mentre gruppi di lavoro dovrebbero definire i dettagli tecnici. È una soluzione che nessuno “ama”, ma che potrebbe essere l’unica realistica.
Verso un incontro al vertice
Zelensky ha manifestato la disponibilità a un incontro diretto a livello di leader con gli Stati Uniti per affrontare i nodi più delicati. Perché alcune questioni, è evidente, non si risolvono con le note diplomatiche ma richiedono il confronto diretto tra chi deve assumersi la responsabilità politica delle decisioni.
La vigilia di Natale 2025 potrebbe essere ricordata come uno spartiacque. Tra poche ore, o forse giorni, si saprà se Mosca è davvero pronta a sedersi al tavolo della pace o se la guerra continuerà a mietere vite e speranze di tregue.
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