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Esteri

Trump rivendica l’operazione: “Maduro catturato, governeremo il Venezuela”

Il via al coinvolgimento delle compagnie petrolifere Usa nella "ricostruzione" del Paese

di Andrea Scarso -


Donald Trump rivendica l’operazione militare statunitense in Venezuela e annuncia la cattura di Nicolás Maduro. Il presidente degli Stati Uniti lo scrive in un post su Truth, parlando di un’azione “su larga scala” condotta nella notte contro Caracas. Secondo quanto dichiarato, Maduro sarebbe stato fermato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie.

Trump ha inoltre annunciato una conferenza stampa alle 17 (ora italiana) a Mar-a-Lago, dove promette di fornire ulteriori dettagli sull’operazione. L’appuntamento è fissato per le 11 ora locale in Florida.

Nel frattempo, nel Paese, una situazione sul terreno fluida. L’ambasciata italiana a Caracas segnala lo spazio aereo sul Venezuela chiuso, rendendo al momento impossibile l’organizzazione di voli di rimpatrio. Sul fronte politico, emergono reazioni contrastanti: Ankara schierata al fianco di Caracas e del presidente venezuelano, a Bogotá segnalazioni di obiettivi istituzionali colpiti nella capitale.

Da Roma, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha assicurato il massimo impegno per la tutela dei cittadini italiani in Venezuela, compresi i detenuti, sottolineando l’attenzione del governo alle loro condizioni.

La rivendicazione di Donald Trump e l’annuncio sulla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro aprono uno scenario di forte tensione internazionale. Tutti gli occhi, sulla conferenza stampa a Mar-a-Lago.

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Trump rivendica l’operazione in Venezuela e annuncia una gestione temporanea del Paese

A Mar-a-Lago il presidente Donald Trump ha definito “spettacolare” l’operazione che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores in Venezuela. E annunciato che gli Stati Uniti manterranno il controllo del Paese fino a una “transizione sicura e giudiziosa”.

E ha poi enfatizzato l’importanza di stabilire un nuovo equilibrio in America Latina, dichiarando che gli Stati Uniti non escludono l’invio “boots on the ground se necessario”. Frase che ha attirato l’attenzione degli osservatori per la sua possibile implicazione nell’uso concreto di truppe terrestri.

Le motivazioni strategiche e gli obiettivi economici

Durante il briefing Trump ha delineato le ragioni ufficiali della missione, tra cui la lotta ai cartelli della droga e l’intento di impedire un Venezuela “rifugio sicuro per criminali internazionali”.

E ha anche espresso l’intenzione di coinvolgere compagnie petrolifere americane nella ricostruzione delle infrastrutture energetiche venezuelane, suggerendo lo sfruttamento delle risorse di Caracas come parte della strategia di stabilizzazione economica.

Il Segretario di Stato Marco Rubio ha definito l’operazione “un esempio di proattività dell’amministrazione nel contrastare regimi autoritari che minano stabilità regionale”, collegando la missione ai piani di sicurezza statunitensi in America Latina. Rubio ha anche sottolineato la capacità d’intelligence di individuare vulnerabilità nel regime venezuelano.

Le reazioni interne e le analisi degli esperti

Per Michael O’Hanlon, senior fellow al Brookings Institution, “l’assalto al regime di Maduro riflette una visione molto aggressiva della politica estera statunitense. Dall’uso della forza senza un piano di transizione il rischio di un vuoto politico che potrebbe destabilizzare ulteriormente la regione”.

Secondo O’Hanlon, pur con obiettivi immediati soddisfatti, nella mancanza di una roadmap dettagliata per il dopo-intervento una possibile criticità.

Per James Stavridis, ammiraglio in pensione e analista di sicurezza, ha osservato: “La prontezza dell’azione americana indica una capacità superiore di raccolta dell’intelligence, ma l’intervento diretto rischia di essere percepito come occupazione piuttosto che liberazione. Senza un quadro multilaterale chiaro, anche alleati tradizionali potrebbero guardare con sospetto questa operazione”.

Le critiche internazionali e la percezione globale

Le reazioni della comunità internazionale non si sono fatte attendere. Diversi governi dell’America Latina e dell’Unione Europea hanno espresso preoccupazione per la violazione della sovranità venezuelana, definendo l’azione una forma di intervento unilaterale che potrebbe creare un pericoloso precedente.

Per Ricardo Seitenfus, professore di relazioni internazionali all’Università di San Paolo: “Anche se l’obiettivo dichiarato è combattere il narcotraffico e ripristinare la democrazia, la gestione diretta degli Stati Uniti di un altro Stato sovrano ispira diffidenza da gran parte dell’America Latina. Questo potrebbe alimentare sentimenti anti-americani più profondi e complicare future cooperazioni regionali”.

L’incertezza, le attese

Da Trump nessuna timeline definita per restituire il controllo del Venezuela alla leadership civile locale. Solo posto l’accento su un processo che dovrà essere “sicuro, legittimo e redditizio per la popolazione”.

Tuttavia, no a date, criteri di selezione per un governo provvisorio, indicazioni sulle condizioni richieste per una transizione.


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