L’inchiesta su Banca Progetto: la zona grigia tra cinema, calcio, politica e finanza
Una storia di flussi di denaro distorti - la misura, 64 milioni di euro -, di bilanci mascherati e di controlli interni aggirati, che racconta molto più di un semplice scandalo bancario
Banca Progetto è un caso che scuote il cuore del sistema bancario italiano: continue, le rivelazioni sull’inchiesta in corso. Un concentrato di errori, complicità e ambiguità che trasforma il credito in un labirinto opaco di interessi e trasferimenti sospetti.
L’inchiesta su Banca Progetto
Tutto comincia con prestiti concessi per apparenti attività legittime, mutui e finanziamenti per imprese cinematografiche e sportive che, secondo un’approfondita inchiesta dell’Agi, finiscono in circuiti finanziari che nulla hanno a che fare con gli scopi dichiarati.
Si parla di mutui ballerini, prestiti ai limiti della regolarità, soldi destinati a film mai realizzati, e dirottati in favore di società di calcio come Triestina Calcio, Ternana e Ancona, tramite una rete di società veicolo e consulenze mai pienamente documentate.
Flussi di denaro distorti
È una storia di flussi di denaro distorti – la misura, 64 milioni di euro -, di bilanci mascherati e di controlli interni aggirati, che racconta molto più di un semplice scandalo bancario.
La più recente rivelazione sull’inchiesta relativa a Banca Progetto, un fatto del 2022, quando in un elegante appartamento romano imprenditori e manager si incontrano per decidere la concessione di un finanziamento da 1,5 milioni di euro per un film ancora oggi mai realizzato.
Una concessione, formalmente destinata alla produzione cinematografica di I Fratelli Re, per segnare un’inchiesta che investe il mondo del calcio, della finanza, della politica e della cultura imprenditoriale italiana.
I nomi eccellenti
Coinvolti, nomi eccellenti. Paolo Fiorentino, ad di Banca Progetto, figura al centro delle linee di credito concesse senza adeguata verifica antiriciclaggio. Antonio Scaramuzzino, storico “re delle patatine Crik Crok”, imprenditore radicato in Calabria e alla guida del Gruppo omonimo. Alessandro Di Paolo, imprenditore con legami nel calcio e nell’audiovisivo.
Nelle carte delle indagini, un meccanismo spietato. Prestiti concessi da Banca Progetto sulla base di istruttorie superficiali o addirittura fallaci, soldi pubblici destinati al cinema e poi dirottati verso la Triestina Calcio o la Ternana tramite società di comodo della galassia Scaramuzzino‑Di Paolo.
Bonifici tra società interconnesse, con causali che sembrano legittime — “consulenza tecnica”, “noleggio attrezzature”, “acconto acquisto diritti”. Nella sostanza, serviti solo a spostare capitali lontano dallo scopo originale.
Un caso emblematico
In un caso emblematico, i 5 milioni destinati a acquisire quote di una casa di produzione cinematografica, svuotati attraverso una concatenazione di trasferimenti che hanno finito per sostenere operazioni estranee al cinema, coprire debiti di società collegate al Gruppo Scaramuzzino e alimentare attività calcistiche.
Ida Ruggiero, agente monomandatario di Banca Progetto e moglie di Di Paolo, ha seguito la concessione del finanziamento cinematografico pur omettendo di registrare conflitti d’interesse e anomalie nei controlli antiriciclaggio. Nel comitato crediti che ha deliberato la pratica, alla presenza di Paolo Fiorentino, nessun segnale per bloccare l’operazione.
Sottile, il crinale tra legittimità e abuso. Il denaro garantito dallo Stato, con il Fondo Centrale di Garanzia alle spalle, finisce nelle casse di società che non realizzano film, ma pagano fatture a società sportive o a gruppi collegati agli indagati.
Decine di perquisizioni
Nel procedimento, decine di perquisizioni su ordine della Procura di Roma, con la Guardia di Finanza al lavoro per districare i flussi finanziari. In Calabria, ancora oggi, Scaramuzzino è presentato come un “innovatore” e salvatore di imprese in crisi, capace di rimettere in pista marchi storici come Crik Crok.
Una narrazione positiva che cozza violentemente con le ombre che emergono dagli atti giudiziari.
Un giornale per fare pressing sulla politica
Nelle pieghe dei fascicoli, pure la vicenda del media “Pagine di cronaca”, interno al sistema. Con i magistrati impegnati ad accertare se davvero sia stato utilizzato come una “macchina del fango” indirizzata a colpire esponenti politici del centrodestra, per cercare una strada utile ad accreditare i protagonisti di questa vicenda nella zona opaca tra politica e economia.
Una storia ancora in corso
La storia è ancora in corso. Tra centinaia di pagine di documenti e nomi di società, prestiti concessi con troppa leggerezza, mutui ballerini senza adeguata documentazione, la ripetuta destinazione di fondi pubblici a finalità diverse da quelle dichiarate. I tagli tra cinema, calcio, imprese editoriali e circuiti bancari formano una tela inquietante in cui la finanza si confonde con l’opacità.
L’inchiesta tocca luoghi e settori che solitamente attirano l’attenzione pubblica solo quando esplodono scandali. Dalla cultura al calcio professionistico, dai brand industriali alla finanza pubblica. In un’Italia dove ci si affida a contributi culturali e garanzie statali per sostenere settori produttivi, il caso Banca Progetto rimane un monito feroce.
Quando il credito, la politica e l’impresa si mescolano senza trasparenza, il rischio non è solo e semplicemente economico.
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