L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Economia

I dazi di Trump scatenano il Blue Monday dell’Europa

Bessent minaccia Bruxelles dalla Davos dei gattopardi: "Ogni reazione sarebbe imprudente",

di Cristiana Flaminio -


Le (nuove) minacce di Trump sui dazi all’Europa scatenano il Blue Monday delle Borse. E mentre a Bruxelles ci si alambicca per capire come dribblare i problemi e salvare la faccia, i mercati azionari di tutto il Vecchio Continente sprofondano. A Milano, il Ftse Mib ha perso l’1,32%: bruciato valore per circa 14,4 miliardi. Eppure il governo italiano, che non ha inviato neanche un pennacchio lassù in Groenlandia, in teoria non rischia nulla. Meglio in Germania, a Francoforte, con il Dax che cede l’1,2 per cento. Per fortuna è intervenuta per tempo la Bdi, Bundesverband der Deutschen Industrie, in pratica la Confindustria tedesca, asserendo che i dazi vanno evitati e che dalle tariffe non si salverebbe nessuno. Inducendo pure il bellicoso cancelliere Merz a richiamare in fretta i soldati spediti nell’Artico.

Blue Monday sull’Europa

Peggio a Parigi: il Cac40 lascia sul campo l’1,78%. E ciò mentre, all’Eliseo, il presidente Emmanuel Macron s’intigna e chiede a Bruxelles di utilizzare, senza fallo, il meccanismo anti-coercizione. Uno strumento pensato, inizialmente, contro la Cina e che dovrebbe rappresentare la più potente risposta europea alle minacce economiche della Casa Bianca.

La minaccia di Bessent, la promessa di Greer

E, a proposito di risposte, dalla Svizzera è già arrivata quella del segretario Usa al commercio Scott Bessent. Che, a Davos, ha detto che osare anche solo immaginare una risposta europea ai dazi minacciati da Trump agli otto Paesi europei che si sono “immischiati” nel conflitto groenlandese, sarebbe “molto imprudente”. Per gli Usa, l’isola è “un asset strategico” e Washington non vuole “appaltare la gestione della sicurezza del proprio emisfero a nessun altro”. E ci mancherebbe pure che i poliziotti globali lascino fare ad altri il lavoro che si sono arrogati loro da una settantina d’anni a questa parte. Nessuno sperasse nella Corte Suprema. Jamieson Greer, rappresentante Usa al commercio, ha detto al Nyt che, casomai i giudici Usa dovessero cassare quelli esistenti, l’amministrazione americana sarebbe pronta a istituirne subito di altri. E, chissà, magari anche più pesanti.

A Davos, dove tutto è cambiato (perché tutto resti com’è)

A Davos, dove ieri è iniziato il World Economic Forum, ci sono degli assenti eccellenti. Non c’è la Spagna, a lutto per la tragedia ferroviaria verificatasi in Andalusia. Non ci sarà la Danimarca, che si sente tradita e offesa dagli Usa. Non ci sarà neanche il padrone di casa (fino all’anno scorso) Klaus Schwaub. Al suo posto c’è Larry Fink, capo del fondo Blackrock. Che ha esordito affermando che il capitalismo “deve cambiare”. Intanto, però, è cambiato il Wef. Addio green, benvenuta sicurezza. Addio Greta, benvenuto Trump. Un segnale, questo, che è innegabile: un mondo (quello che si sarebbe detto globalista o woke) è finito. Ne sorgerà un altro. A inquietare, però, è la velocità con cui i padroni del vapore economico e finanziario abbiano abbandonato le loro più fondate preoccupazioni per abbracciare il cambiamento trumpiano. Come si cambia, per non morire. Altro che Gattopardo.

Un film già visto

Davos, anche per questo, sarà interessante. Forse più del summit di giovedì prossimo tra i Paesi Ue dove dovrà decidersi una linea comune (buonanotte!) sulla Groenlandia e la minaccia tariffaria. E, sicuramente, sarà più interessante delle note diramate da Bruxelles sul fatto che non ci saranno incontri in Svizzera tra Ursula e Donald. Un film già visto conclusosi con l’accordo scozzese che, nei libri di storia (non solo economica), non sarà certo ricordato come una grande vittoria dell’Ue, anzi. Le minacce di Trump scatenano il Blue Monday dell’Europa: dalle Borse fino a Bruxelles, passando per Davos. Dove se ne sono accorti prima: il mondo è cambiato, quello vecchio è tramontato. Sotto a chi tocca.


Torna alle notizie in home