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Politica

Rizzo e Vannacci: c’eravamo tanto amati

La storia di un’intesa mai nata: uno cercava un orizzonte, l’altro un posto dove sedersi.

di Andrea Fiore -


Ci sono rapporti politici che, visti di lato, sembrano due lamiere che scorrono vicine senza mai unirsi: fanno scintille solo perché si sfiorano per sbaglio, e quelle scintille non illuminano niente, servono solo a ricordare quanto il metallo sia freddo. È quello che è successo tra Marco Rizzo e Roberto Vannacci, una coppia politica mai nata, un incontro che sembrava promettere qualcosa e invece ha mostrato subito quanto fossero diversi nella sostanzanella resistenza e perfino nell’umore.

Il ponte che trema

Vannacci è come un ponte sospeso tenuto su da fili troppo sottili: da lontano sembra forte, quasi eroico, ma appena ti avvicini senti che vibratremaondeggia, e capisci che non è coraggio, è instabilità. Un giorno lancia proclami da rivoluzionario, il giorno dopo torna nella linea del partito con la stessa velocità con cui si chiude una porta lasciata aperta per sbaglio; parla come se volesse spaccare il mondo, poi si corregge, si smussa, si allinea, come se avesse paura di restare davvero fuori dal recinto che gli garantisce un titolo e una poltrona. È una bussola che gira a vuoto: indica il Nord solo finché nessuno la sfiora.

La roccia che non si sposta

Rizzo è l’opposto: non tremanon ondeggianon rincorre nessuno. È più simile a una roccia formata da anni di battaglie, convinzioni, errori e ostinazione. Non gli interessa fare scena, gli interessa che la linea sia dritta. Quando guarda Vannacci, non vede un possibile alleato: vede un terreno che si muove sotto i piedi, un suolo che sembra solido ma cede appena ci metti peso. E lui, che ha passato una vita a cercare basi stabili, non ha nessuna intenzione di costruire su qualcosa che si sbriciola al primo colpo. La frase “resta la cordialità” è il colpo più tagliente proprio perché non urla: è la versione politica di “non posso fidarmi di te, ma non ho tempo da perdere”, un modo pulito per dire che la simpatia non basta quando l’altro cambia direzione ogni volta che qualcuno tossisce.

Fine della storia

Guardata di lato, la scena è chiarissima: da una parte c’è un uomo che cerca un posto dove stare, dall’altra uno che cerca un’idea da portare avanti; da una parte un generale che cambia direzione come un cartello girato dal vento, dall’altra un politico che non sopporta i cambi di rotta senza motivo; da una parte uno che vive di slanci improvvisi, dall’altra uno che vive di struttura e coerenza. E così la loro storia finisce senza drammi, senza rotture, senza fuochi d’artificio: finisce perché non poteva andare diversamente. C’eravamo tanto amati, sì, ma solo finché non è stato chiaro che uno cercava un orizzonte e l’altro un riparo.

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