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Economia

Che c’è nell’accordo di scambio tra Unione europea e India

Dall'agricoltura all'automotive: nessuna intesa su energia e materie prime

di Cristiana Flaminio -


Lo slogan, oggettivamente, non è granché ma l’accordo di libero scambio tra India e Unione europea invece può rappresentare un colpo importante per Bruxelles. Se non altro, come ha sottolineato Confindustria, perché saranno abbattute tariffe doganali fino a quattro miliardi di euro. Alle frontiere di un Paese che Donald Trump, nei mesi scorsi, aveva bollato come “il regno dei dazi”. “La madre di tutti gli accordi commerciali”, ha detto Ursula von der Leyen. Narendra Modi ci ha provato a correggere un po’ le forme: “L’accordo degli accordi”. La sostanza, al di là degli hashtag, rimane. L’Ue è dunque riuscita dove gli altri hanno fallito. Nì.

Cosa c’è nell’accordo Unione Europea-India

Perché il trionfo completo che qualcuno aveva accarezzato non è arrivato. Di fronte alle richieste europee di inserire nell’intesa accordi in materia di energia e materie prime, come ha riferito un funzionario brussellese, l’India s’è mostrata “riluttante”. E ne ha ben donde. Chiudere, o anche solo compromettere, i rapporti con la Russia non sarebbe una scelta troppo saggia. Anche se, solo ieri, il ministro indiano all’Energia, Hardeep Singh Puri, ha riferito che il Paese ha tagliato, finora, del 28 per cento le importazioni di petrolio da Mosca e punta a tagliarle ancora di più.

Il capitolo agricoltura

Tra le prime cose che l’Unione europea ha voluto mettere in chiaro in merito all’intesa siglata con l’India c’è la vicenda dell’agrifood. I trattori in piazza, gli stessi che hanno contribuito a bloccare l’accordo col Mercosur ormai “parcheggiato” alla Corte di Giustizia, non li vuole nessuno. Fermo restando il mutuo impegno a tutelare i marchi Igp e a lottare contro l’agropirateria, dall’intesa di New Delhi derivano il dimezzamento delle tariffe sui vini. Dall’attuale 150%, passerebbero fin da subito al 75% per poi raggiungere il 20% in corso d’opera. Giù pure i dazi sui superalcolici, dal 150% al 40%, quelli sulla birra dall’attuale 110% al 50%. Resteranno fuori, però, altri prodotti come riso, miele, carni e zucchero. Nel 2024, le esportazioni agroalimentari dell’Ue verso l’India sono ammontate a 1,3 miliardi di euro, pari allo 0,6% delle esportazioni agroalimentari totali dell’Unione. Da perdere, a quanto pare, sembra esserci poco.  

La mossa sull’auto (contro la Cina)

Un altro punto interessante dall’accordo tra Unione europea e India riguarda l’automotive. Già, perché saranno “liberalizzate” le importazioni di 250mila vetture prodotte nel subcontinente. Novantamila delle quali, saranno e-car. Va da sé che un’operazione del genere sembra da leggersi in chiave anti-cinese. “Questa ripartizione sarà soggetta a future revisioni per accompagnare le probabili evoluzioni che si verificheranno nel mercato indiano”, fanno sapere i funzionari Ue. Le reazioni all’avvenuta (e annunciata) intesa sono, per ora, entusiastiche. Dai governi fino alle organizzazioni di categoria.

Confindustria applaude

Confindustria benedice il nuovo corso: “È essenziale che la UE prosegua su questa strada, con una politica commerciale ambiziosa che avrà indubbi benefici sulla competitività e la sicurezza delle catene di approvvigionamento. Confindustria continuerà a seguire con attenzione l’evoluzione dell’intesa anche in questa fase conclusiva, affinché tutte le garanzie previste, per i settori industriali e non, siano pienamente rispettate. Perché crediamo in un commercio internazionale aperto, equo e basato su regole chiare”.


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