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Salute

Scuole al gelo: l’emergenza infinita che si preferisce non vedere

di Priscilla Rucco -


Come ogni anno, con l’arrivo del freddo, centinaia di studenti italiani tornano sui banchi con cappotti, sciarpe e guanti. Non per esagerazione, ma per necessità. Le aule sono gelide, i riscaldamenti spenti o malfunzionanti, le infiltrazioni d’acqua trasformano corridoi in piscine improvvisate. A Roma, Siracusa, Frosinone, Milano e Magenta: la geografia del disagio attraversa l’Italia da nord a sud, senza distinzione alcuna.

Al liceo Newton di Roma, il collettivo Assange denuncia termosifoni non funzionanti e acqua che cade dal tetto. Finestre rotte tappate con cartone. A Frosinone, i bambini della scuola Giovanni XXIII non hanno ancora fatto nemmeno un giorno di lezione nel 2026. A Magenta, gli studenti del Quasimodo scioperano contro il freddo polare nelle aule. La lista si allunga: Pilo Albertelli, Malpighi, Enzo Rossi, Primo Levi, Gagini a Siracusa dove l’istituto è stato anche occupato.

Eppure, nonostante le proteste e le segnalazioni quotidiane, il problema delle scuole fredde non trova spazio nelle agende politiche. Il ministero dell’Istruzione liquida la questione con un laconico: “È un tema che dipende dagli enti locali”. Come se l’istruzione non fosse più una priorità nazionale. Come se garantire condizioni minime di vivibilità agli studenti fosse un problema da scaricare sui sindaci.

I dati del problema

Il XXV rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente, pubblicato a settembre 2025, evidenzia una situazione allarmante. Solo il 47% degli edifici scolastici ha il certificato di agibilità. Il 72% rientra nelle classi energetiche E, F e G, le meno efficienti. Appena il 16,2% ha beneficiato di interventi di efficientamento energetico negli ultimi cinque anni. E solo il 6% degli edifici ha impianti di condizionamento e ventilazione adeguati.

Vogliamo parlare dei solai? Nel 90% delle scuole non sono mai state effettuate indagini diagnostiche. La manutenzione straordinaria ha riguardato solo il 54% degli edifici negli ultimi cinque anni, mentre il 33,2% necessita di interventi urgenti. Al Sud, la percentuale di scuole che richiede manutenzione urgente sale al 53,2%. Secondo Cittadinanzattiva, solo sei edifici su cento hanno impianti di climatizzazione adeguati.

Si traduce con emergenza sanitaria

Il D.P.R. 412/1993 stabilisce che la temperatura nelle aule deve essere di 20°C, con tolleranza di ±2°C. Ma nella pratica, le leggi restano inapplicate. E le conseguenze vanno oltre il disagio: il freddo in aula rappresenta anche e soprattutto un rischio concreto per la salute, soprattutto per studenti con patologie preesistenti.

Bambini e ragazzi con asma, patologie respiratorie croniche, problemi cardiaci o immunodepressi sono particolarmente a rischio. L’esposizione prolungata a temperature basse favorisce infezioni delle vie respiratorie, aggrava le condizioni di chi soffre di bronchiti croniche o asma e può addirittura scatenare crisi respiratorie. Per questi studenti, l’aula fredda non è solo un disagio, ma un pericolo reale.

Il D.Lgs. 81/2008 sulla sicurezza sul lavoro si applica anche alla scuola e prevede il diritto ad un ambiente salubre. Ma chi tutela gli studenti? Chi garantisce il benessere psicofisico di chi passa sei ore al giorno in ambienti inadeguati? Comuni e Province, proprietari degli edifici, non hanno risorse sufficienti. I fondi per la manutenzione ordinaria oscillano tra i 5mila e i 13mila euro per edificio: poco, rispetto alle esigenze reali.

Scuole al gelo

A pagare sono gli studenti che studiano con le mani gelate, alcuni costretti a restare a casa per tutelare la propria salute, insegnanti costretti a fare lezione al freddo, personale Ata che cerca rifugio nelle poche stanze riscaldate. Famiglie che devono riorganizzare le giornate per uscite anticipate e chiusure improvvise, spesso con la preoccupazione aggiuntiva per figli cagionevoli di salute.

Legambiente lancia otto proposte al governo per una possibile soluzione al problema: potenziare l’anagrafe scolastica, realizzare un piano nazionale di riqualificazione, garantire indagini diagnostiche sui solai e programmare l’efficientamento energetico. Proposte sensate, ma ignorate da chi dovrebbe tradurle in azioni concrete.

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