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Cinema

Melania: il ruolo di First Lady non sarà più lo stesso

di Cinzia Rolli -


Il film documentario di Melania Trump è finalmente arrivato nelle sale d’Europa. Tutti ne parlano, può piacere o non piacere ma ha aperto un dibattito storico. Il documentario è stato trasmesso privatamente presso la Casa Bianca in anteprima il 25 gennaio per un pubblico selezionato di non più di settanta persone. Hanno partecipato ospiti illustri quali il CEO di Apple Tim Cook, la CEO di Zoom Eric Yuan, la regina Rania di Giordania e Mike Tyson. Era presente anche il regista Brett Ratner. Gli invitati hanno gustato pop corn contenute in eleganti scatole in bianco e nero, i colori preferiti di Melania, hanno ricevuto biglietti da collezione, biscotti con il nome della First Lady e copie delle sue memorie.

Il film è stato commentato anche dai democratici e non favorevolmente. La deputata Alexandria Ocasio-Cortez, ha attaccato Trump per aver organizzato una “serata cinema alla Casa Bianca” in concomitanza con l’imminente arrivo di una forte tempesta di neve e l’uccisione dell’infermiere Alex Pretti da parte di agenti dell’immigrazione.

Giovedì, invece, un giorno prima dell’uscita nelle sale americane, si è tenuta una prima al Kennedy Center di Washington D.C..

Le critiche al film partono dalla scelta del regista: Brett Ratner, direttore di Rush Hour, accusato di molestie sessuali da diverse donne nel 2017. E proseguono lamentando che il documentario sulla First Lady è stato acquistato su Amazon di Jeff Bezos per una cifra di quasi 40 milioni di dollari. Somma mai spesa prima per prodotti analoghi.

I vertici Amazon hanno replicato alle accuse ribadendo che l’unico motivo per cui hanno comprato i diritti del film e che ritengono che il pubblico lo apprezzerà e che il documentario sarà un successo.

Christian Toto, critico cinematografico conservatore e conduttore del podcast “Hollywood in Toto” ha affermato che anche se probabilmente Amazon non recupererà’ il suo investimento avrà comunque speso bene i suoi soldi per la rilevanza storica del film e il suo impatto culturale.

Per quanto riguarda le critiche al regista fermo da tempo a causa delle accuse di molestia sessuale, bisogna anche considerare la scelta forse  necessaria, dettata dal fatto che non molti altri direttori cinematografici avrebbero accettato l’incarico per paura di ritrovarsi in una sorta di lista nera.

Il pubblico è prevenuto. Lo dimostra il fatto che in America sulla piattaforma Letterboxed, che vanta oltre 17 milioni di utenti, i fruitori del servizio hanno pubblicato recensioni spietate del film Melania, scrivendo commenti su una pellicola che non hanno ancora visto e che non intendono vedere.

Il lancio del film comprende una campagna di marketing da 35 milioni di dollari che include spot televisivi durante le partite dei playoff della NFL e una proiezione in contemporanea in 25 sale cinematografiche negli Stati Uniti. A partire da venerdì 30 gennaio, il film sarà distribuito in 3.300 sale cinematografiche in tutto il mondo. E in 2000 sale negli Stati Uniti. E non finisce qui. È previsto un altro progetto collegato al docu – film che uscirà successivamente.

Con il documentario “Melania: Twenty Days to History”, la moglie del Presidente Trump diventa la prima first lady in carica a co – produrre e recitare in un film, mostrando al pubblico il suo mondo e mettendosi in gioco affrontando un’opinione pubblica ostile.

Una persona a lei vicina ha dichiarato che la First Lady è stata profondamente coinvolta in ogni aspetto dell’opera diretta da Brett Ratner, dalla musica e le luci ai materiali promozionali e alla correzione del colore. Marc Beckman, consigliere senior di  Melania e marito della stilista Alice Roi, amica di Melania Trump, ha supervisionato gran parte degli aspetti commerciali del documentario.

La moglie di Trump forse non riceverà mai il trattamento mediatico riservato alle altre first lady e questo potrebbe spiegare la sua scelta di superare la stampa e comunicare direttamente con il pubblico.  Lo ha già fatto con successo con il libro “Melania” dove racconta la sua vita dall’infanzia in Slovenia fino alla fine del primo mandato presidenziale di Trump.

In un’intervista di promozione al film a Fox News Channel la moglie del Presidente ha detto che si tratta di una storia mai raccontata prima, aggiungendo: “Il pubblico vedrà come organizzo la mia attività, la mia filantropia, la mia famiglia, i preparativi per l’insediamento. Come gestisco tutto questo nei venti giorni precedenti l’insediamento: la transizione da cittadina privata a first lady di nuovo”.

Da gennaio 2026, Wal Street e i media economici hanno messo in luce la figura di Melania per il suo approccio indipendente come first lady, la sua perspicacia negli affari. È stata elogiata per la sua personalità “discreta” e “sicura di sé”, per aver sfruttato la sua influenza per promuovere un documentario e per aver “ridefinito” il ruolo tradizionale della Padrona di casa della Casa Bianca. Il 28 gennaio scorso Melania Trump ha anche suonato la campana di apertura della Borsa di New York per promuovere il suo documentario autobiografico.

E veniamo alla pellicola. Il film si guarda con leggerezza: è ironico e spiritoso e in alcuni momenti addirittura commovente. Riguarda Melania ma anche Trump che appare come uomo oltre che Presidente. Il Tycoon ama sua moglie e ama il fatto che sia europea. La cerca sempre nei suoi momenti importanti per baciarla e prenderle la mano e non manca di ricordare a tutti quanto sia incredibile come donna e consorte presidenziale, di come si impegni nello svolgimento delle sue funzioni pubbliche. In una scena, il giorno del ritorno nella Casa Bianca,  le dice che è l’unica che vuole al suo fianco, anche se non è facile starle vicino (scherzando!).

Melania ci fa entrare con passo felpato nella sua vita privata. Parla del dolore sempre vivo per la perdita della mamma, della paura provata per gli attentati al marito. Durante l’organizzazione delle quattro giornate per l’insediamento si preoccupa della sicurezza, della possibilità di poter evitare di scendere dall’auto. Ci confida che il suo cantante preferito è Michael Jackson e canta in auto Billie  Jean. Non ci nasconde il suo amore per l’eleganza e per i tacchi che vengono spesso inquadrati nel film.

Ma il documentario riguarda anche l’aspetto filantropico della moglie del Presidente americano.

Il film documenta infatti il suo impegno per il benessere infantile, focalizzandosi non solo sulla sicurezza online, ma anche sul supporto psicologico ai bambini in contesti difficili.  Vengono mostrati i dialoghi strategici con Brigitte Macron e la Regina Rania di Giordania. In questi incontri, Melania discute progetti internazionali per l’istruzione e la protezione dei più piccoli, consolidando un asse diplomatico basato su obiettivi comuni.

Uno dei momenti più toccanti è l’incontro con Aviva Siegel, la donna israeliana catturata durante l’attacco del 7 ottobre. Melania ascolta la sua testimonianza, la sua paura di non poter aiutare il marito ancora prigioniero.

Così come la scena in cui Melania attraversa i filari dei soldati americani caduti con una compostezza che trasmette un profondo senso di rispetto e gratitudine.

La First Lady appare capace di incarnare il dolore e l’orgoglio di una nazione. Una scena potente che ricorda al pubblico come il ruolo della moglie del Presidente sia fatto anche di silenzi pesanti e di un costante omaggio a chi ha dato la vita per la libertà che ricorda, non è gratis.

Durante la preparazione del discorso dell’insediamento  per il secondo mandato, mentre Donald Trump è concentrato su termini che celebrano il trionfo e la forza, Melania interviene per bilanciare il tono del messaggio e gli suggerisce di aggiungere la parola “unificatore” (unifier). Suggerimento che verrà accolto.

E poi la scena finale destinata a divenire cult.

La telecamera scivola lungo i corridoi della Casa Bianca, indugiando sui ritratti iconici delle First Lady precedenti. Sembra un momento di riflessione storica finché l’atmosfera non viene interrotta dal ritmo incalzante di musica pop.

Ed ecco il colpo di scena: l’ultima “opera d’arte” non è appesa. È viva. È Melania. Appare in fondo alla galleria, avvolta in un abito di alta moda pronta per il suo servizio fotografico ufficiale.  Lei posa con quella precisione che solo una modella professionista possiede.

Si tratta della famosa foto scattata dalla fotografa belga Regine Mahaux, che collabora con i Trump da anni.

È l’immagine scelta come ritratto ufficiale dalla First Lady per il secondo mandato di Donald Trump.

Melania indossa un abito sartoriale di Dolce&Gabbana, caratterizzato da un taglio maschile deciso.

Il messaggio è chiaro: le altre sono la storia, ma lei è il presente e il futuro, un nuovo modo di essere la moglie del Presidente degli Stati Uniti d’America.  Comunque la si pensi, Melania sa come prendersi la scena.

E così nella conclusione del film, come all’inizio dell’opera, vengono inquadrati i suoi tacchi iconici e si sente la moglie del Presidente dire che farà tutto ciò che il suo ruolo richiede ma con stile e con un paio di scarpe alte.

Melania è davvero tornata.


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