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Agenzia Entrate: “Scoperti 200mila evasori fiscali”

Il direttore Carbone a Telefisco: "Pronte 2,4 milioni di lettere di compliance"

di Maria Graziosi -


Scoperti 200mila evasori fiscali. Immaginate una città di medie dimensioni come Brescia. Bene. Ora immaginate che nessuno dei suoi 200mila residenti paghi le tasse. O, almeno, non le paghi tutte. Male. Ecco le dimensioni del fenomeno dell’evasione fiscale in Italia. Che, va da sé, potrebbero essere ben più vaste dal momento che il numero di 200mila evasori si riferisce solo a quelli stanati dall’Agenzia dell’Entrate nell’anno 2025. Ieri, a Telefisco 2026, il direttore dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone ha tentato di descrivere il fenomeno snocciolato dati e cifre legati al bilancio di un anno di attività. Ebbene, secondo l’analisi di Carbone, è emerso che il Fisco sia riuscito a pizzicare ben 200mila evasori. Di questi, poco meno della metà, erano completamente sconosciuti ai database dell’Erario.

200mila evasori, 86mila totali

In pratica è come se all’interno dell’ipotetica “Brescia” degli evasori ci fosse tutta un’altra città, di dimensioni pari a quelle di Busto Arsizio, che è rimasta fuori dai radar del fisco. E di cui ogni attività era praticamente invisibile. Nel 2025, ha detto Carbone, di evasori totali ne sono stati scoperti 86mila. I controlli, chiaramente, vanno avanti pure quest’anno. E il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha già promesso che saranno inviate ai contribuenti ben 2,4 milioni di lettere di compliance. In pratica si tratta degli “inviti” che il Fisco invierà ad altrettanti cittadini, persone fisiche o giuridiche che siano, chiedendo conto delle difformità tra numeri e proponendo una soluzione pacifica. Ma i contribuenti stiano pure sereni: a redigere e a spedire le cartuscelle (o le Pec) non sarà certo l’intelligenza artificiale. Né, tantomeno, l’Agenzia delle Entrate usa o utilizzerà algoritmi capaci di “segnalare” incongruenze e problemi. Deo gratias.

Sì, ma siamo un Paese di tartassati non di furbetti

Ora, però, la vicenda non va inquadrata nella solita lettura all’italiana. Quella, cioè, di un popolo di evasori. Perché la realtà dimostra che, semmai, gli italiani vivono in un Paese di tartassati, in cui la pressione fiscale viaggia attorno al 40%. Il senso della vicenda, semmai, è un altro. Chi evade le tasse dà allo Stato, e al Fisco, l’occasione per inasprire ancora di più gabelle e controlli sui contribuenti onesti. E, finché son controlli e tutto è in regola, va pure bene. Ma il guaio è che i soldi da qualche parte dovranno pure uscire. La classe media, alla fine, si ritrova a pagare per tutti. Col rischio che, a furia di sganciare bigliettoni (anche) per chi millanta di vivere sulla soglia della povertà, si impoverisca definitivamente e smetta, purtroppo per tutti (soprattutto per i furbetti), di esistere.


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