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Cronaca

“L’Albero d’oro”: la truffa della misteriosa “banca fantasma”

Cinquecento truffati, 4 milioni di euro dragati dalla banda

di Dave Hill Cirio -


L’Albero d’oro, come nella fiaba popolare italiana poi rielaborata dallo scrittore siciliano Luigi Capuana: nell’oggi, una “banca fantasma”.

“L’Albero d’oro”

La Guardia di Finanza ha annunciato la conclusione di un’inchiesta su una “banca abusiva parallela”, con l’operazione denominata appunto “Golden Tree”. Una organizzazione priva di qualsiasi autorizzazione bancaria o finanziaria riuscita a movimentare oltre 4 milioni di euro coinvolgendo più di 500 persone in tutta Italia.

La Procura della Repubblica di Ancona ha coordinato le indagini. Denunciate quattro persone per attività bancaria abusiva, truffa e autoriciclaggio. Sequestrati 15 conti correnti in Italia e in Polonia, oscurata una piattaforma digitale utilizzata dalla banda.

Gli elementi resi pubblici scuotono per i numeri pur restando generici nei dettagli. Conti correnti esteri, concessione di prestiti, strumenti di pagamento e strumenti di investimento.

Le Fiamme Gialle parlano di una “community finalizzata al benessere dei propri affiliati” e di strumenti digitali, tra cui carte di debito personalizzate e app che simulavano servizi di home banking. Nessun riferimento a nomi di siti, profili social, url o nomi di piattaforme. Ciò, purtroppo, impedisce di raccontare la propagazione della truffa.

Un classico “schema Ponzi” con i fondi finiti in Polonia

La dinamica, secondo gli investigatori, nello schema fraudolento più classico: lo schema Ponzi. I guadagni promessi ai primi investitori vengono finanziati con i versamenti dei nuovi entranti. Ciò, fino al collasso del sistema quando i rimborsi richiesti superano il denaro raccolto.

Nel caso “Golden Tree”, le vittime avrebbero versato somme spesso consistenti provenienti da risparmi personali, pensioni o prestiti reali, convinte di ottenere profitti elevati in tempi brevi.

Un altro elemento interessante, la segnalazione delle ramificazioni all’estero, in particolare in Polonia e Bulgaria. Nel sistema, strutture interconnesse oltre il territorio italiano, con la competenza della Procura di Ancona motivata dal fatto che i principali effetti e le vittime si trovano in Italia.

Non emergono finora dichiarazioni raccolte dai truffati, né racconti pubblici di come sono stati attratti. Il quadro resta quindi essenziale: schema Ponzi, somma movimentata, numero di persone coinvolte, misure cautelari adottate.

Italia, anno zero per l’alfabetizzazione finanziaria

Sullo sfondo un Paese vulnerabile: un’educazione finanziaria debole e un gap di protezione. Dal caso, interrogativi più ampi sul funzionamento del sistema di controllo, sulla fragilità della cultura finanziaria degli italiani. E su quanto sia facile cadere vittima di offerte presentate con linguaggio tecnico e digitale.

Secondo la Banca d’Italia, i livelli di alfabetizzazione finanziaria in Italia restano tra i più bassi in Europa, sotto la media Ocse in termini di capacità di comprendere concetti come rischio, rendimento, diversificazione degli investimenti e tutela dei consumatori.

Una carenza di competenze di base che colpisce fasce ampie della popolazione, con impatti diretti sulla capacità di valutare offerte finanziarie e di riconoscere segnali di allarme. Una scarsa alfabetizzazione finanziaria che è terreno fertile per frodi di questo tipo.

Perché una persona investa i propri risparmi in un qualcosa che non è una banca autorizzata, deve prima essere convinta che ciò sia possibile, poi persuasa che sia vantaggioso, infine indotta a non chiedere verifiche formali.

Il processo psicologico che porta a questo tipo di decisione, non questione di credulità individuale. Perché riflette anche una fiducia diffusa nelle promesse di guadagni facili in un periodo in cui i rendimenti reali delle forme tradizionali di investimento restano bassi e il risparmio è spesso percepito come un bene da far “fruttare”.

Gli interrogativi, l’amaro in bocca

Dal caso, quindi, l’apertura possibile di un interrogativo cruciale. Esiste una falla intrinseca nel sistema creditizio italiano o europeo che consente a strutture abusive di attecchire così facilmente?

Nelle risposte, più livelli della questione. Da un lato, l’attuale quadro normativo prevede che solo gli enti autorizzati dalla Banca d’Italia o da autorità similari in altri Stati membri possano esercitare attività bancarie. Chiunque operi senza autorizzazione commette reato.

Tuttavia, il digitale rende possibile creare “vetrine” online che sembrano legittime e attirano risparmiatori senza che queste vetrine vengano immediatamente bloccate. Le normative anti-truffa e i meccanismi di segnalazione cooperano poco nei casi in cui la piattaforma non è immediatamente riconducibile a una persona identificata o a un’entità giuridica chiara.

Da un altro lato, la fiducia dei cittadini nel sistema creditizio ufficiale è messa alla prova da anni di bassa crescita, rendimenti reali ridotti. E, talvolta, scandali bancari che hanno segnato la percezione pubblica.

In questo contesto, offerte promettenti — anche se non autorizzate — possono apparire più attraenti di conti tradizionali con tassi bassi, spingendo i risparmiatori a cercare alternative apparentemente più remunerative.

La cronaca povera sulla vicenda della “banca fantasma” ci consegna, infine, un po’ di amaro in bocca. L’operazione “Golden Tree”, con la sua forte enfasi su un’immagine simbolica, rischia di lasciare gli italiani più confusi che informati.


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