Esplosione di un brufolo: il video che non riusciamo più a smettere di guardare
Il boom di visualizzazioni che trasforma l’esplosione di un brufolo in uno dei rituali digitali più seguiti del momento
C’è un motivo semplice per cui i video di brufoli continuano a macinare milioni di visualizzazioni: mostrano una soluzione. In un mondo che accumula problemi senza scioglierli, vedere qualcosa che si apre, si svuota, si risolve è quasi un sollievo fisiologico.
Non c’è metafora nascosta, non c’è simbolismo da decifrare: c’è un gesto netto, definitivo, che il resto della nostra vita non ci concede più. La dermatologa Sandra Lee, diventata “Dr. Pimple Popper”, ha trasformato questo gesto in un format globale.
Non vende disgusto: vende liberazione. Ogni punto nero estratto, ogni cisti svuotata, ogni lipoma rimosso è un piccolo rituale di ordine in un’epoca che vive nel disordine permanente.
La sincerità della pelle che cede
Il paradosso è che questi video funzionano proprio perché non pretendono di essere altro. Non sono intrattenimento sofisticato, non sono storytelling, non sono estetica: sono biologia in diretta, senza filtri, senza pudore. E questo, oggi, è quasi rivoluzionario. In un ecosistema digitale che ci vuole perfetti, levigati, filtrati, la pelle che si apre diventa l’unica forma di sincerità rimasta.
Il disgusto, poi, è un’emozione primaria: serve a proteggerci. Ma nei video diventa un’emozione addomesticata, controllata, resa innocua. È il “masochismo benigno” di cui parlano gli psicologi: provare piacere da qualcosa che dovrebbe respingerci, ma che in un contesto sicuro diventa quasi rilassante.
Una piccola trasgressione che non fa male a nessuno.
L’illusione che ci tiene insieme
Alla fine, il successo di questi video dice più di noi che di loro.
Dice che abbiamo bisogno di vedere qualcosa che si risolve. Dice che cerchiamo un sollievo immediato, anche minimo, anche epidermico. Dice che forse siamo diventati così saturi di immagini perfette da trovare conforto solo in ciò che è imperfetto, viscerale, reale.
E allora sì: guardiamo un brufolo esplodere perché, per un secondo, ci sembra che anche il resto possa farlo. Che anche le nostre tossine — quelle emotive, quelle sociali, quelle quotidiane — possano uscire da qualche parte. È un’illusione, certo. Ma è un’illusione che funziona.
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