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Esteri

Stop ai dazi Usa sul Canada: la Camera sfida Trump, sei repubblicani votano contro

di Andrea Scarso -


La Camera dei Rappresentanti statunitense frena la strategia commerciale della Casa Bianca e infligge un colpo politico a Donald Trump. Con un voto a sorpresa, l’aula ha approvato una risoluzione che blocca i nuovi dazi contro il Canada, segnando una spaccatura interna al Partito repubblicano a pochi mesi dalle elezioni di midterm.

Il risultato — 219 voti favorevoli e 211 contrari — è arrivato grazie alla defezione di sei deputati repubblicani, che si sono uniti alla minoranza democratica per fermare l’iniziativa del presidente. Un segnale politico rilevante, che va oltre il tema commerciale e tocca direttamente la tenuta della maggioranza.

Una maggioranza che scricchiola

Il voto sullo stop ai dazi Usa sul Canada rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme per Trump. Non solo per la sconfitta in aula, ma per il fatto che l’opposizione arrivi dai suoi stessi ranghi. Un malessere che riflette un clima più ampio: da settimane, diversi sondaggi indicano un consenso in calo nei confronti dell’operato dell’amministrazione, un dato che inizia a pesare anche sulle scelte dei parlamentari.

La frattura emersa alla Camera mostra come il tema dei dazi stia diventando sempre più divisivo, soprattutto nei distretti dove imprese e consumatori temono ricadute dirette sull’economia locale.

Le minacce di Trump ai dissidenti

La reazione del presidente non si è fatta attendere. Poche ore dopo il voto, Trump ha attaccato pubblicamente i sei deputati repubblicani che hanno sostenuto la risoluzione, avvertendo che “la pagheranno” alle prossime elezioni. Il riferimento è alle primarie interne in vista del midterm, dove la fedeltà alla linea della Casa Bianca potrebbe diventare una discriminante decisiva.

Un linguaggio duro, che conferma quanto il presidente consideri la politica dei dazi un pilastro della propria agenda economica e identitaria.

Stop ai dazi per il Canada, un voto simbolico

Dal punto di vista pratico, il provvedimento approvato dalla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti difficilmente entrerà in vigore: Trump ha già lasciato intendere che porrà il veto. Tuttavia, il significato politico del voto resta forte. È la prima volta che la Camera prende formalmente posizione contro l’uso dei dazi da quando il presidente è tornato alla Casa Bianca.

Negli ultimi mesi anche il Senato aveva tentato di limitare l’azione dell’esecutivo in materia commerciale, segno di una crescente insofferenza del Congresso per la delega di poteri alla presidenza su un tema così sensibile.

Il nodo dei dazi e l’emergenza nazionale

Lo scontro affonda le radici nella decisione di Trump, presa lo scorso febbraio, di ricorrere all’International Emergency Economic Powers Act. Con questa mossa, il presidente ha dichiarato un’emergenza per la sicurezza nazionale, imponendo dazi del 25% sulle importazioni da Canada e Messico, e del 10% sui prodotti provenienti dalla Cina.

Una strategia che continua a dividere Washington: per la Casa Bianca è uno strumento di pressione economica, per molti legislatori — anche repubblicani — un rischio concreto per famiglie e imprese americane.

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