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Cronaca

Bimba morta Bordighera: il macabro viaggio in auto

Oggi l'autopsia di Beatrice, secondo il Gip trasportata cadavere dalla madre da Perinaldo a casa

di Angelo Vitale -

La casa del compagno della donna accusata dell'omicidio preterintenzionale di Beatrice, sottoposta a sequestro a Perinaldo


Macabri risvolti nella vicenda della bimba morta di Bordighera: Beatrice, 2 anni, trasportata cadavere dalla madre da Perinaldo a casa in auto. Manuela Aiello avrebbe guidato per diverse decine di minuti con il corpo della figlia già morta in auto, prima di telefonare al 118 dopo il rientro a casa. Per il giudice per le indagini preliminari di Imperia, le ricostruzioni della donna non sono credibili e gli indizi raccolti dai carabinieri indicano che la morte non è accidentale. Oltre alla madre, anche il compagno, un uomo di 42 anni, è indagato per omicidio preterintenzionale.

La scoperta e l’ordinanza del gip

La vicenda della bimba morta di Bordighera, emersa nella mattina del 9 febbraio quando la donna ha chiamato il 118 verso le 8:21 dalla sua abitazione in strada delle Morghe,riferendo di un’emergenza medica. All’arrivo dei soccorritori, però, la piccola era già deceduta da diverse ore secondo gli investigatori, che basano la ricostruzione sui tempi delle chiamate e sui verbali dei carabinieri. La Procura di Imperia ha quindi coordinato accertamenti tecnici e raccolto elementi tali da portare all’arresto della madre con l’accusa di omicidio preterintenzionale.

Le prime ispezioni sul corpo della bimba morta di Bordighera hanno portato alla luce numerosi lividi ed ecchimosi diffusi che non sono coerenti con le versioni iniziali fornite dalla madre,. Secondo lei, una morte provocata da una caduta accidentale. Il medico legale ha definito questi segni compatibili con lesioni prodotte da oggetti contundenti, alcuni troppo consistenti per essere spiegati come “cadute comuni”, rendendo centrale la pista dell’azione di terzi o di condotte violente precedenti alla morte.

Il viaggio in auto e la versione del gip

La parte più inquietante dell’inchiesta riguarda la decisione di mettersi al volante con il corpo ormai privo di vita della bambina, come scritto dal giudice nell’ordinanza di custodia cautelare. Secondo la ricostruzione probatoria, Manuela A. avrebbe trascorso la notte tra l’8 e il 9 febbraio nella casa del compagno — una zona di Perinaldo, nell’entroterra imperiese — insieme alle tre figlie. La piccola maggiore si sarebbe sentita male durante la notte e sarebbe deceduta nel corso delle prime ore del mattino.

Quando la donna è tornata nella sua casa di Bordighera con le altre figlie, la bimba era già morta da ore. Nonostante ciò, la madre avrebbe guidato con il corpo ancora nell’abitacolo per tutta la durata del tragitto, un dettaglio che per il gip è “inverosimile” se si considera la gravità della situazione e la presenza di altre figlie in macchina. La richiesta di soccorso, ricevuta molte ore dopo il decesso reale, è stata giudicata tardiva.

Indagato anche il compagno di Manuela

La Procura di Imperia ha iscritto nel registro degli indagati anche il compagno di 42 anni, che viveva con la donna e le figlie e con il quale Manuela avrebbe passato la notte prima della tragedia. Anche a suo carico è contestato il reato di omicidio preterintenzionale per la bimba morta di Bordighera, benché sia indagato a piede libero e non sia stato arrestato come la madre. La casa di Perinaldo è stata sequestrata dai carabinieri come “cosa pertinente al reato”, in quanto luogo dove si sarebbe verificato il decesso.

Il sequestro dell’abitazione comporta l’esame di ogni angolo e dettaglio, dalla disposizione degli oggetti alla presenza di eventuali segni di lotta o di ulteriori indizi. La Procura potrebbe chiedere il supporto del Ris per approfondire gli elementi tecnici.

Le discrepanze nelle versioni e il ruolo delle prove

Fin dall’inizio Manuela A. ha fornito versioni contraddittorie agli investigatori. In una prima fase, la madre avrebbe riferito che la bimba era caduta dalle scale nei giorni precedenti, per poi sostenere che la morte fosse avvenuta nella notte per cause naturali. Tuttavia, le ecchimosi diffuse sul corpo — per il medico legale non compatibili con leggere cadute — e la mancanza di soccorso tempestivo hanno portato gli investigatori a escludere gradualmente questi racconti.

Le immagini delle telecamere di videosorveglianza attorno alla villetta e lungo il percorso dalla casa del compagno hanno consentito di monitorare gli spostamenti di Manuela Aiello e di incrociare gli orari delle telefonate, rafforzando il quadro accusatorio. Nel provvedimento del gip si legge che mancano coincidenze plausibili tra i fatti raccontati dalla donna e i riscontri oggettivi raccolti finora.

L’autopsia come nodo cruciale dell’inchiesta

È prevista oggi l’autopsia sul corpo della piccola Beatrice a cura del dottor Francesco Ventura, che potrebbe fornire risposte decisive sulle cause della morte e sulla sequenza di eventi prima del decesso. Le perizie analizzeranno la natura delle ecchimosi, l’eventuale presenza di altri traumi e il contesto fisiologico del decesso. Tale esame è considerato fondamentale per trasformare i sospetti e le ipotesi investigative in prove scientifiche utilizzabili in sede giudiziaria.

Se l’autopsia confermerà che le lesioni non sono accidentali, potrebbe rafforzare le accuse nei confronti della madre e, potenzialmente, anche del compagno. Anche la testimonianza delle altre due figlie — di 10 e 9 anni — potrebbe diventare un elemento chiave per chiarire cosa sia realmente accaduto nelle ore antecedenti il decesso.


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