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Esteri

Gaza, Hamas: prima di qualsiasi accordo cessino tutte le aggressioni israeliane

La richiesta al Board of Peace

di Ernesto Ferrante -


Hamas ritiene che qualsiasi accordo sulla Striscia di Gaza debba iniziare con una “completa cessazione dell’aggressione israeliana”. “Qualsiasi processo politico o accordo discusso riguardante la Striscia di Gaza e il futuro del nostro popolo palestinese deve iniziare con una completa cessazione dell’aggressione (israeliana), la revoca del blocco e la garanzia dei legittimi diritti nazionali del nostro popolo, primo tra tutti il diritto alla libertà e all’autodeterminazione”, ha scritto il movimento islamico di resistenza in una nota in merito all’incontro a Washington del Board of Peace del presidente Usa Donald Trump.

Il gruppo è alle prese con le elezioni per designare un nuovo leader ad interim. Dall’esito del voto dipende il suo posizionamento rispetto alla governance dell’enclave palestinese, alla ricostruzione e al disarmo, punto su cui continua a insistere il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il nuovo capo rimarrà in carica per un anno.

L’impegno della Turchia per Gaza

Il governo turco del presidente Recep Tayyip Erdogan è pronto ad inviare nella Striscia militari per operazioni di peacekeeping e 20 mila container per ospitare la popolazione civile, costretta a vivere in tende non adatte ad assicurare un adeguato riparo in caso di maltempo. La disponibilità è stata ribadita ieri, nonostante l’opposizione dello Stato ebraico, dal ministro degli Esteri Hakan Fidan, che siede nel Board dove fa le veci dello stesso Erdogan. “Siamo pronti a inviare truppe al fine di stabilizzare la Striscia, aspettiamo solo che le parti siano accordo”, ha assicurato Fidan di rientro dalla riunione dell’organismo voluto dalla Casa Bianca.

Nuovi container e addestramento della polizia locale

All’agenzia turca Anadolu, Fidan ha anche dichiarato che la Turchia potrebbe fornire addestramento a una forza di polizia locale “che garantisca sicurezza e sostegno alla popolazione”. “In questa prima fase abbiamo proposto l’invio di 20 Mila container di metallo, ma Israele è restio a dare il via libera. Il nostro presidente però insiste su questo punto”, ha poi aggiunto il ministro turco. Erdogan ha discusso negli ultimi giorni il tema della ricostruzione di Gaza con Ali Shaathi, ufficiale palestinese a capo del Comitato per l’Amministrazione di Gaza (Ncag), composto da 15 membri che, sotto il controllo del Board of Peace, ha il compito di lavorare alla sicurezza dell’area, devastata dalle bombe israeliane, e impedire ai miliziani di Hamas di riprenderne il controllo.

Berlino e Roma sostengono il piano di Trump e il Board of Peace

Un portavoce del ministero degli Esteri tedesco ha detto di poter affermare a nome del Governo Federale “che rimaniamo pronti a partecipare all’attuazione di questo piano in 20 punti alle condizioni stabilite, in particolare sulla base della risoluzione del Consiglio di Sicurezza”. Per Berlino è necessario un miglioramento della situazione umanitaria ancora molto difficile e “occorrono strutture di sicurezza e amministrative sostenibili sotto la responsabilità palestinese, e un piano realistico per il disarmo di Hamas”. La Germania ha accolto con favore il fatto che molti Stati, durante i lavori del Board of Peace, “abbiano sostenuto il loro impegno con promesse finanziarie per la ricostruzione”.

A margine del congresso della Cdu a Stoccarda, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha rivendicato la scelta del governo Meloni di essere al Board of Peace “come osservatori”. “La stessa presenza della Commissione europea è altamente significativa. Non è che noi andiamo contro l’Europa, anzi, abbiamo fatto quello che ha fatto la maggioranza dei paesi europei e la Commissione europea. Poi a qualcuno può non piacere ma io credo che la Commissione europea abbia fatto benissimo a inviare la Commissaria Suica, anche perché ci sono tanti finanziamenti comunitari in Palestina”, ha spiegato Tajani.

Il fronte iraniano che preoccupa Israele

Tel Aviv è “divisa” tra Gaza e Iran. Teheran è in grado di produrre fino a 100 missili balistici al mese e potrebbe possederne presto fino a 5.000, rendendo complicato il compito della difesa aerea israeliana a strati (Arrow, David’s Sling e Iron Dome) di garantire una copertura del 100%, in caso di “attacchi prolungati e su larga scala”. L’allarme sarebbe emerso durante delle “discussioni a porte chiuse” fra funzionari americani e dell’Idf, di cui è venuto a conoscenza il sito israeliano Ynet.


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