Referendum, il sì di Zuncheddu: “Mi hanno rubato la vita”
La posizione del pastore sardo che s'è fatto 33 anni di carcere da innocente: "Mi hanno tolto tutto"
Beniamino Zuncheddu invita a votare Sì al referendum. E non è un’indicazione di voto facile. È la parola di un uomo che ha trascorso in carcere, da innocente, trentatré anni. Accusato di un triplice omicidio che non aveva mai compiuto, davvero è stato messo in cella e hanno buttato la chiave. Ma, solo a distanza di anni e grazie a un’istanza di revisione del processo, la verità è venuta a galla. E s’è scoperto che quell’uomo aveva passato in galera un pezzo intero della propria vita. Senza alcuna ragione.
Zuncheddu e il Sì al referendum
In un’intervista rilasciata a Libero, il pastore sardo che ha trascorso buona parte della vita in carcere da innocente esprime quale sarà il suo voto in vista del referendum sulla giustizia che si terrà il 22 e 23 marzo. Zuncheddu, al referendum, non ha dubbi: “Voterò sì perché per ingiustizia mi hanno rubato trentatré anni di vita”. Il pastore, protagonista suo malgrado di una vicenda kafkiana, ha tuonato: “Mi hanno rubato la vita. Non ho visto assolutamente niente e in più mi hanno rubato tutto. Anche la salute. Non solo a me, bensì anche ai miei familiari. Perciò votate tutti sì”.
La strage di Sinnai
Un’inchiesta che si basò sulla testimonianza di un sopravvissuto, Luigi Pinna. Che inizialmente aveva affermato di non aver riconosciuto chi aveva fatto fuoco, l’8 gennaio del 1991, contro Gesuino Fadda (56 anni), il figlio Giuseppe (24) e Ignazio Pusceddu (55). Erano rispettivamente due proprietari di un ovile e l’ultimo ne era solo un dipendente. L’indagine si concentrò sulle faide tra pastori. E Beniamino ci finì in mezzo. Ora, che la revisione del processo ha fatto giustizia (forse troppo tardi), Zuncheddu tuona il suo Sì al referendum.
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