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Esteri

Libano, Hezbollah al bivio di una guerra regionale

Non esiste più la "linea rossa" della morte di Khamenei

di Angelo Vitale -

Centinaia di sostenitori di Hezbollah durante un raduno in solidarietà con la Repubblica Islamica dell'Iran nel sobborgo di Dahieh a Beirut nella giornata di ieri


In Libano, Hezbollah stretti da Israele al bivio di una trappola di guerra che può diventare regionale.

La “linea rossa” della morte di Khamenei

Per Hezbollah, l’Ayatollah Ali Khamenei non era solo un alleato politico, ma il riferimento spirituale e ideologico assoluto, il Vali-ye Faqih.

L’uccisione di Khamenei, avvenuta due giorni fa nell’operazione congiunta Israele-Usa in Iran, ha costretto il gruppo libanese a uscire dalla fase di “relativa calma” seguita al cessate il fuoco del novembre 2024.

La svolta

Hezbollah aveva dichiarato che colpire Khamenei significava colpire il cuore della resistenza. Per questo, durante la scorsa notte, ha lanciato droni e missili verso il nord di Israele, rompendo formalmente la tregua.

La pressione del governo libanese

Il governo libanese, oggi guidato dal primo ministro Nawaf Salam, si trova in una posizione di estrema fermezza contro Hezbollah, un fatto senza precedenti nella storia recente del Paese.

Finora, un tentativo di neutralità. Il governo Salam ha cercato disperatamente di evitare che il Libano venisse trascinato in una “guerra per procura” per conto di Teheran.

Ora, la condanna pubblica. Dopo il lancio di razzi, il governo ha definito l’azione di Hezbollah “irresponsabile e sospetta”, accusando il gruppo di dare a Israele il pretesto perfetto per radere al suolo ciò che resta del Paese dopo anni di crisi economica.

Perché l’accelerazione di Israele “proprio ora”?

L’offensiva israeliana sembra rispondere a tre obiettivi strategici.

Prima, il crollo dell’asse sciita. Dopo la caduta del regime di Assad in Siria nel dicembre 2024, Hezbollah ha perso il suo corridoio terrestre di rifornimento. Israele vede ora l’opportunità storica di smantellare definitivamente il gruppo mentre è isolato geograficamente dall’Iran.

Una risposta al “cambio di regime” a Teheran. Con l’Iran nel caos dopo la morte di Khamenei e sotto attacco diretto, Israele vuole neutralizzare i “tentacoli” regionali – per primi quelli di Hezbollah – per impedire qualsiasi rappresaglia coordinata contro il proprio territorio.

E l’ordine di evacuazione. Proprio oggi, l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione immediata di 53 villaggi nel sud del Libano e nella Bekaa. L’indicatore di aviazione e artiglieria che si preparano a una campagna di distruzione sistematica delle infrastrutture militari residue, non più limitata a colpi mirati.

Il bivio

Hezbollah è a un bivio. Se non continua a rispondere all’uccisione di Khamenei, perde la sua residua credibilità ideologica. Se reagisce con la sua possibile massiccia forza, rischia l’annientamento totale da parte di un’aviazione israeliana che ora opera senza i vincoli diplomatici del passato.

Le esplosioni che hanno scosso i sobborghi sud di Beirut, come a Dahieh stamattina, tra le più violente degli ultimi due anni. Segno che Israele ha deciso di colpire in maniera chirurgica i vertici del gruppo che stavano pianificando la vendetta per Khamenei.


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