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Esteri

Senato USA respinge la risoluzione per limitare i poteri militari di Trump sull’Iran

di Redazione -


Il Senato degli Stati Uniti ha respinto una risoluzione che mirava a limitare i poteri militari del presidente Donald Trump nel conflitto con l’Iran. La proposta è stata bocciata con 52 voti contrari e 47 favorevoli. La una votazione ha visto i senatori schierarsi quasi interamente lungo linee di partito. Il provvedimento avrebbe imposto alla Casa Bianca di ottenere un’esplicita autorizzazione del Congresso prima di intraprendere operazioni militari contro Teheran. Inoltre, la risoluzione prevedeva che il presidente fosse obbligato a porre fine entro 30 giorni a qualsiasi coinvolgimento delle forze armate statunitensi non autorizzato dal Congresso. Salvo nei casi di minaccia imminente o di attacco diretto contro gli Stati Uniti, i loro territori, cittadini o militari.

Senato diviso lungo linee di partito

Il voto ha evidenziato una forte polarizzazione politica. La maggioranza dei senatori repubblicani si è schierata contro la risoluzione, difendendo la libertà di manovra dell’amministrazione Trump in ambito militare e di sicurezza nazionale. Unica eccezione tra i repubblicani è stata quella del senatore libertario Rand Paul. Quest’ultimo si è unito ai democratici votando a favore della limitazione dei poteri militari del presidente. Paul è noto da tempo per le sue posizioni critiche sull’espansione dei poteri dell’esecutivo in materia di guerra. Sul fronte opposto, il senatore democratico John Fetterman ha votato con i repubblicani contro la risoluzione, rompendo la linea del suo partito. Il suo voto è stato uno dei pochi casi di dissenso all’interno dello schieramento democratico. Non ha invece partecipato alla votazione il senatore repubblicano del Texas John Cornyn, impegnato nelle ore precedenti nel confronto elettorale delle primarie svoltesi nella notte precedente.

Il nodo dei poteri di guerra del presidente

Il dibattito riguarda uno dei temi più delicati della politica americana. L’equilibrio tra i poteri del presidente e quelli del Congresso nelle decisioni di guerra. Secondo la Costituzione degli Stati Uniti, il Congresso ha il potere di dichiarare guerra. Però il presidente è comandante in capo delle forze armate. Negli ultimi decenni, tuttavia, diversi presidenti hanno avviato operazioni militari senza una formale dichiarazione di guerra da parte del Congresso, alimentando il dibattito sulla cosiddetta “War Powers Resolution” e sul controllo parlamentare delle missioni militari.

La partita sui poteri militari di Trump si sposta alla Camera

La bocciatura della risoluzione al Senato non chiude però il confronto politico a Washington. La Camera dei rappresentanti dovrebbe votare sulla stessa questione a breve. Alcuni senatori hanno inoltre lasciato intendere che potrebbero essere più inclini a sostenere una futura risoluzione sui poteri di guerra qualora il conflitto dovesse prolungarsi oltre le poche settimane che Trump ha indicato come durata prevista dell’operazione militare. In questo scenario, l’evoluzione del conflitto e la sua eventuale estensione nel tempo potrebbero riaprire rapidamente la discussione a Capitol Hill sul controllo parlamentare delle decisioni militari della Casa Bianca.


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