Alla Casa di Cura San Rossore un centro dedicato integra endocrinologia e chirurgia vascolare
Il lipedema è entrato nella Classificazione internazionale delle malattie ICD 11 nel 2022, un passaggio tardivo che aiuta a capire perché molte pazienti arrivino tardi alla diagnosi. La scarsa presenza del tema nei percorsi universitari sanitari alimenta ritardi e fraintendimenti, con ricadute cliniche e psicologiche.
La confusione nasce dal fatto che l’aumento di volume degli arti può richiamare obesità, sovrappeso, malattia venosa cronica o pannicolopatia edemato fibrosclerotica, e può affiancarsi a linfedema o fibromialgia, creando un quadro clinico mobile. Eppure il lipedema possiede una fisionomia precisa, legata al tessuto connettivo e al suo rapporto con infiammazione di basso grado, microcircolo e dolore. Si tratta di una condizione cronica, degenerativa e potenzialmente progressiva, caratterizzata da accumulo anomalo di grasso sottocutaneo nodulare e fibrotico, bilaterale e simmetrico, localizzato soprattutto su bacino, cosce e gambe, talora su braccia, con risparmio di piedi e mani.
Lipedema, come riconoscerlo: dolore, noduli e resistenza al dimagrimento
Il dolore costituisce spesso il campanello d’allarme, perché il tessuto risulta sensibile alla pressione e si accompagna a edema e senso di pesantezza.
La prevalenza femminile è netta e si lega a squilibri ormonali, in particolare al ruolo degli estrogeni, mentre la componente genetica emerge con frequenza nella storia familiare.
La diagnosi precoce incide sul decorso, perché permette di controllare la sintomatologia, prevenire complicanze e limitare la progressione verso quadri con deformazione cutanea e difficoltà motoria. Un criterio clinico utile, ricordato dall’endocrinologo Giovanni Gravina, è la presenza di aree resistenti al dimagrimento. La persona può perdere peso in tronco e volto, mentre le zone tipiche del lipedema restano stabili, e la palpazione restituisce la sensazione di piccoli noduli. Gravina richiama anche l’importanza di una strategia terapeutica continuativa, basata su dieta antinfiammatoria, attività fisica costante con rinforzo muscolare e quota aerobica a basso impatto, oltre a fisioterapia con massaggio connettivale sostenuta, quando indicato, da tecnologie dedicate.
La corsa, per la componente di impatto legata alla fase di volo, trova indicazione più rara rispetto ad attività meno traumatiche.
In questo scenario si colloca il Centro Lipedema della Casa di Cura San Rossore di Pisa, struttura che propone un approccio multidisciplinare coordinato, diretto da Roberto Di Mitri e dallo stesso Gravina, con integrazione tra valutazione endocrinologica e vascolare, fisioterapia e chinesiologia, nutrizione clinica, posturologia e podologia, oltre al supporto psicologico per la gestione del dolore e per l’adattamento a una patologia cronica.
L’elastocompressione e il bendaggio elastocompressivo trovano indicazione selezionata, insieme a interventi su comorbilità come disbiosi e incremento ponderale, mentre i protocolli riabilitativi mirano a favorire il drenaggio dei liquidi, migliorare il trofismo tissutale e sostenere la stabilità articolare quando coesiste iperlassità legamentosa.
Lipedema: le forme cliniche, la stadiazione e le varianti colonnare e lobare
La variabilità clinica del lipedema viene descritta distinguendo forme limitate ai distretti glutei e femorali, forme che raggiungono il ginocchio con cuscinetto adiposo mediale, forme estese fino alla caviglia e forme con interessamento degli arti superiori, fino a presentazioni concentrate sulla parte inferiore delle gambe.
Anche la stadiazione si fonda su segni obiettivi, dalla cute regolare con tessuto soffice e noduli piccoli, al quadro con superficie irregolare e nodularità più marcata, fino alla comparsa di lobuli e deformazioni evidenti.
A queste descrizioni si aggiunge la distinzione tra variante colonnare, con incremento omogeneo di volume lungo l’arto, e variante lobare, dove l’adipe forma protuberanze voluminose spesso vicine alle articolazioni, con ricadute sulla deambulazione.
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