FI, diritti civili e nuova classe dirigente: la ricetta per ripartire
Attenzione ai diritti civili e all’identità liberale, sintonia col territorio e con le nuove generazioni: sono elementi imprescindibili in una società moderna e in continua evoluzione. Il fatto che l’elettorato giovane si sia mobilitato, anche per inviare un segnale al governo, ne è la dimostrazione plastica. E ne è pienamente consapevole Marina Berlusconi, discreta ma volitiva manager e primogenita del fondatore di Forza Italia: “Andare a caccia di volti nuovi, televisivi, possibilmente giovani. E rinnovare la classe dirigente”, il suo mantra, che arriva da lontano, ben prima del risultato amaro della consultazione referendaria.
Il referendum ha agito semmai da detonatore, accelerando una volontà di cambiamento che punta a riportare il partito ad essere quel soggetto che Silvio Berlusconi aveva immaginato, creato e consolidato: un partito capace di intercettare i bisogni del Paese, cogliere i segnali del tempo e rinnovarsi con pragmatismo e lungimiranza anche dopo i momenti più critici. Il rinnovamento non è più rinviabile. Già lo scorso luglio, durante la presentazione dei palinsesti Mediaset, Piersilvio auspicava un cambio di passo.
La famiglia Berlusconi, pur nel rispetto delle gerarchie interne e delle dinamiche di partito, considera Forza Italia non solo come parte dell’eredità del padre, ma come una missione da custodire e sostenere. La nomina di Stefania Craxi a capogruppo dei senatori azzurri rientra perfettamente in questa prospettiva: un segno di continuità e al contempo di apertura a nuove sensibilità, nel nome di un sodalizio che travalica le generazioni. Un legame che unisce padri e figli. Padri che forse oggi, “da lassù”, saranno soddisfatti di vedere la loro eredità vivere e trasformarsi.
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