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Camorra hi-tech: i “dronisti” dei clan per arrivare in carcere

Gli "specialisti" dei voli illegali guadagnano fino a 10mila euro al giorno

di Angelo Vitale -


Dronisti dei clan in azione intorno al carcere a Napoli: nuova inchiesta, telefoni e droga per la camorra intercettati dai carabinieri. Una indagine delle forze dell’ordine napoletane ha rimesso in luce un fenomeno strutturato di traffico di droni usati per rifornire i detenuti di smartphone, droga e altri oggetti vietati nei penitenziari di Carcere di Poggioreale e Secondigliano.

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Droni in carcere per la camorra

L’ultimo episodio, avvenuto nelle scorse ore, ha visto i carabinieri sequestrare un drone poco fuori rotta. Aveva una busta appesa tramite filo di nylon contenente tre smartphone, circa 200 grammi di hashish e 4 grammi di crack. Un mezzo aereo bloccato prima che raggiungesse il suo obiettivo interno al carcere.

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, rivelano che non si tratta di casi isolati ma di una logistica consolidata della criminalità organizzata. I droni sono stati modificati per maggiore autonomia e capacità di carico, volano di notte e partono da punti di decollo variabili — spesso terrazzi o aree nelle vicinanze — per aggirare le restrizioni e le no-fly zone di sicurezza.

I dronisti dei clan

Un elemento particolarmente significativo è l’emergere di piloti specializzati, i cosiddetti “dronisti”, figure professionali incaricate di manovrare i velivoli e garantire le consegne ramificate verso l’interno degli istituti penitenziari.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, questi piloti possono essere ben remunerati. Compensi che vanno da 700‑800 euro fino a oltre 3.000 euro per operazione, con intercettazioni che parlano persino di somme fino a 10.000 euro al giorno in alcune circostanze.

Non è solo la quantità di materiale intercettato a preoccupare, ma la struttura operativa dietro a questi lanci. Una catena che programma i voli, adatta i carichi e sfrutta vulnerabilità nel perimetro penitenziario per garantire l’ingresso di cellulari, droghe e altri beni vietati all’interno delle celle, con conseguenze dirette sulla sicurezza interna e sulla comunicazione tra detenuti e organizzazioni esterne.

L’inchiesta attuale conferma una trasformazione “hi‑tech” dei traffici criminali. Droni potenziati, piloti specializzati e una logistica capace di superare muri e controlli, con Napoli come epicentro di un fenomeno che sfida i tradizionali sistemi di sicurezza penitenziaria.


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